Liù, mon amour

Letture poetiche tra colori, ferri, sculture di gesso e sculture sonanti a Groppoli


Nel giardino di Groppoli vi sono sculture di Andrea Dami, Armando Marrocco e Jaume Plensa, la cui particolarità è quella di avere il suono come completamento dell’opera stessa. Il suono può essere provocato dalla brezza, come nel caso di Nubile di Plensa, oppure dalla mano dell’uomo.

Il Giardino sonoro è visitabile, basta avvertire la segreteria degli Amici di Groppoli, ma è anche visitato dai ragazzi delle scuole, sia inferiori, sia superiori, con gioia e divertimento, grazie a percussionisti che, con i loro suoni, accompagnano la visita guidata. Questo è successo anche prima delle letture poetiche programmate da Liù, mon amour.
Nel pomeriggio i suoni delle sculture hanno aperto e chiuso le letture dei poeti: Giovanni Commare, Fabrizio Dall’Aglio e Leandro Piantini che hanno dato anima ai loro lavori artistici insieme all'attore Daniele Bugelli, che è riuscito a interpretare in modo esemplare i brani, alcuni impegnativi, dei tre scrittori.
Commare, Dall'Aglio e Piantini sono stati presentati da un altro scrittore: Enzo Filosa che ha illustrato l'attività dei tre artisti che sono inseriti stabilmente, da un punto di vista critico, nell’itinerario della nostra poesia contemporanea. Hanno origini regionali e culturali diverse, ha precisato Filosa, e li accomuna l’area fiorentino-pistoiese nella quale tutti e tre lavorano e intessono relazioni culturali e amicali. È da quest’ambito che i tre artisti hanno ereditato la chiarezza e linearità del dettato, la pulizia del fraseggio, in breve la toscanità della visione artistica che di solito accresce le possibilità simboliche dell’opera.

Giovanni Commare, la cui origine non è nostalgia di trascendenza, bensì reale, concreta sicilianità di terra contadina e di mare, continua la ricerca di un “chi ero” nel quale inverare il “chi sono”.
Il disincanto è messo in scena da Fabrizio Dall’Aglio, l’ironica distanza dal mondo che consente l’esplicazione del poetico. L’ironia, quell’ironia patetica e pensosa già segnalata da Mario Luzi, è possibilità stessa del nuovo incantamento. La poesia di Dall'Aglio trascende in un rapporto impersonale con il mondo a una visione dell’oggetto che è pace di sé, scoperta della propria diversità e insieme della propria unità con l’altro: Lasciai/ la mia anima impaurita/ imputridire/ nel coro dei pubblici lamenti,/ uno diverso, infine, anch’io/ uno di loro, / nella complice cortesia del mondo.
Il sovrapporsi di apposizioni, di aggettivazioni, di definizioni è l'altro gioco, quello di Leandro Piantini, dove la parola poetica avvolge l’oggetto in una ragnatela, si sostituisce all’oggetto, prende il sopravvento, scopre d’essere essa stessa l’oggetto della sua tensione contemplativa con tutti gli echi delle assonanze e dei ritmi. La lingua godereccia e lussuriosa, parole del poeta, è allegria di scrittura, effervescenza di vocaboli, che alleggerisce l’insistenza delle cose e del tempo.
Le letture sono proseguite nel salone del Palagio di Pescia tra le sculture di gesso di Libero Andreotti e i lavori artistici di Agnoletti, Barale, Dami, Folchi, Girolami, Papotto, Percussi, Giordano e Maurizio Pini e Stefanelli.

Giovanni Commare ha letto poesie dal libro La lingua batte (Ed. Passigli, Firenze 2006) e una serie di inediti da L’avventura (Quaderni di Erba d’Arno, n°106, 2006).
Fabrizio Dall’Aglio ha letto brani poetici dai libri Hic et nunc e L’altra luna (Ed. Passigli, 1999 - 2006).
Leandro Piantini ha letto alcune pagine da Il duello (Quaderni di Erba d’Arno, 1997) e da Tempo che verrà (Ed. Florence Art, 2002).

 
 

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