Luciano
Barale - Filippo Basetti - Alfredo Bini - Andrea Dami - Dario Longo Installazioni,
fotografie, sculture
Sale Affrescate (Palazzo
Comunale - Piazza Duomo)
Chiostro di Santa
Lucia (Conservatorio San Giovanni Battista - Corso Gramsci)
Biblioteca San
Giorgio (Via Pertini)
Steccati
particolare - Luciano Barale
Le cose che ho perso, particolare - Filippo Basetti
Trasmigrazioni
particolare - Alfredo Bini
Farfalle
nere, particolare - Andrea Dami
Lettere
dall'esilio, particolare - Dario Longo
………………………………………………………….
Pistoia,
ieri, nel XIII e XIV secolo, tra
la Provenza e Castel del Monte
letteratura, musica, matematica, scultura, architettura conferenze
18
settembre - ore 17 - Santomato (Pistoia) Fattoria di Celle - L’arte
come arricchimento, tra il contemporaneo e l’antico
Fattoria di Celle, A. Brancolini
L’ARTE
COME
ARRICCHIMENTO, TRA IL CONTEMPORANEO E L’ANTICO è
stato il
primo incontro del progetto: “Pistoia ieri, nel XIII e XIV
secolo, tra la Provenza e Castel del Monte”, avvenuto alla
Fattoria di Celle (Santomato - Pistoia) il 18 settembre 2009.
Giuliano Gori, che ha aperto i lavori, si è chiesto ed ha
chiesto quale poteva essere il colore dell'esilio. Gli artisti, con le
loro opere, hanno risposto che sono molti, anzi moltissimi. Colori
scuri e cupi perché l'esilio è anche dolore.
Colori
chiari e brillanti perché è speranza. L'esilio
non
è una semplice parola usata per problemi politici, riguarda
l'allontanamento volontario o imposto dalla terra d'origine, come dalla
propria casa. E l'artista non è un esiliato? ha detto il
curatore Dami. Ma anche grazie a questo esilio, che porta l'uomo da un
luogo ad un altro, c'è un arricchimento culturale. Questo ci
dicono i cinque artisti della mostra: PISTOIA, I COLORI
DELL’ESILIO, con le loro opere, ha ribadito nel suo
intervento
Anna Brancolini e ce le ha mostrate grazie ad una serie di diapositive
che si sono succedute sul grande schermo dell’auditorium.
Anche
Lucia Fiaschi ci fatto vedere nelle tavole dipinte dal XI secolo a
Pistoia l’arricchimento culturale e straordinario che
è
avvenuto in quel periodo, per continuare nei secoli successivi. Invece
Alessandro Andreini ha fatto ripercorrere agli intervenuti, idealmente,
le antiche strade che hanno portato a Pistoia, ma anche dalle quali
sono partiti artisti, mercanti, pellegrini, in un arco di tempo ancora
più lungo: dalla preistoria fino al medioevo, saltando il
periodo romano.
Fattoria di Celle, L. Fiaschi
Fattoria di Celle, A. Andreini
26
settembre - ore 17 - Pistoia Biblioteca San Giorgio Cino
da Pistoia e i suoi contemporanei, tra la matematica e la musica
CINO
DA PISTOIA E I SUOI CONTEMPORANEI, TRA LA MATEMATICA E LA MUSICA
è stato l’argomento della seconda conferenza,
tenuta alla
Biblioteca San Giorgio (Via Pertini, Pistoia) il 26 settembre 2009.
Cosa c’entra Cino da Pistoia con i colori
dell’esilio,
oggi? Perché l’esilio di oggi è uguale
a quello di
ieri e gli artisti di ieri, come quelli di oggi, con le loro opere sono
stati e continuano ad essere un “alimento” che
presenta sia
parti dolci, sia parti amare, ha detto Dami
nell’introduzione.
È comunque un forte nutriente che non prevede contro
indicazioni, ha continuato Dami: tutti lo possono assaggiare, o
meglio mangiare, perché quelle proteine, che in
questo
caso si chiamano contenuti, continueranno a farci crescere.
Anche
Cino con i suoi sonetti e con i suoi scritti ha contribuito alla nostra
evoluzione culturale.
Parlare di cultura oggi è come parlare della rosolia;
qualcuno
ha addirittura rispolverato un neologismo di scelbiana memoria:
culturame e questo è un segnale che ci dovrebbe far
riflettere,
come lo è l’altra brutta parola: respingimento.
Ecco
perché una mostra e una serie di conferenze il cui filo
conduttore è l’esilio.
Esilio, dal latino EXSILIUM, derivato di EXSUL,
«ESULE».
Il vocabolario dice: pena limitativa della libertà
personale,
che consiste nell’allontanamento del cittadino dalla patria;
può essere temporaneo o a vita e ha carattere di
stabilità per tutto il tempo che dura la pena. Il termine
può indicare anche il volontario abbandono della patria, per
sottrarsi a una persecuzione, a violenze civili o politiche, o per
altri motivi. Possiamo estendere il significato della parola anche allo
star lontano dal luogo desiderato o dalla propria abituale residenza.
Quindi, in genere, lontananza, assenza. Vita ritirata e solitaria. In
linguaggio ascetico la vita terrena contrapposta alla vera patria
celeste.
Esilio, ha detto Dami, è una parola che racchiude dolori e
speranze e noi abbiamo voluto esprimere questo concetto attraverso
un'altra parola: colori, perché ogni uomo ha non un suo
colore,
ma una sfumatura tra milioni di sfumature di un colore.
L’incontro di queste sfumature, che sono fatte di saperi, di
esperienze, di tradizioni, danno vita ad un’opera collettiva:
la
crescita di questo mammifero che cammina su due gambe.
La Biblioteca è il punto di riferimento, di partenza e di
ripartenza ed è per questo motivo che abbiamo voluto mettere
alcune opere accanto ai libri, molti dei quali sono stati scritti da
illustri esiliati di tutti i tempi.
I secoli XIII e XIV non sono vincolanti, sono un punto di riferimento
per muoversi sia all’interno di questi, sia
all’esterno,
perché quello che interessa al progetto sono i vaganti che
nel
tempo si sono spostati da un luogo ad un altro, sulle antiche vie
commerciali o di culto sia di terra, sia di mare. il punto
d’incontro, che ci interessa, è la nostra penisola
circondata dal mare; anche le navi delle Repubbliche Marinare hanno
solcato quelle rotte mediterranee portando nelle loro stive e
riportando ai porti di arrivo e di partenza non solo merci.
Proprio grazie a una di queste Repubbliche Marinare Leonardo da Pisa (o
Pisano), che tutti conosciamo come Fibonacci, ha potuto trascorrere la
sua infanzia sulle coste del nord dell’Africa (a Bugia,
vicino ad
Algeri, dove il padre era doganiere) e apprendere le nuove conoscenze
di una cultura diversa dalla propria: non solo quella araba, ma anche
quella indiana, approfondite grazie ai numerosi viaggi in Africa
(settentrionale) e in oriente.
Il prof. Riccardo Ruganti, il primo dei relatori, nel suo intervento
non poteva che partire da lontano, dalla matematica e dalla geometria
dei Greci e dall’influenza del pensiero arabo lungo le coste
del
Mediterraneo, che contribuirono all’elaborazione del pensiero
di
Fibonacci. Grazie aI suo “Liber abbaci”, una
piccola
enciclopedia di algebra, o più comunemente un libro di testo
essenziale nelle operazioni commerciali di allora, esce nel 1202, anche
a Pistoia si sono potuti insegnare i numeri arabi, le progressioni
aritmetiche e geometriche, il calcolo dei radicali, oltre ai problemi
di computisteria e cambi di monete. L’opera di
Leonardo da
Pisa (vissuto tra il XII e il XIII secolo) fu importante per lo
sviluppo della scienza, divenendo punto di riferimento, una pietra
miliare del rinascimento in occidente. Il prof. Ruganti ci ha fatto
vedere la sequenza dei “numeri di Fibonacci”, che
tendono
al rapporto aureo e che spesso si riscontrano nei fenomeni naturali:
basta pensare alla conchiglia del Nautilus, la cui spirale
può
essere disegnata all’interno dei rettangoli aurei i cui lati
stanno nel rapporto di 1:1,6 (ca), rapporto aureo che ritroviamo dal
Partenone sull’acropoli di Atene, alla pianta ottagonale di
Castel del Monte, dai disegni di Leonardo, quello da Vinci, per
arrivare ai nostri tempi nei lavori astratti di Mondrian o di Merz:
insomma numeri e forme auree che continueranno a influenzare tutte le
arti.
Quindi il veicolare il pensiero attorno al nostro mare da parte di
uomini “vaganti”, o se volete anche
“incamminati” e semplici mercanti, ha permesso le
contaminazioni dei pensieri del tempo.
Cino dei Sigibuldi, nato a Pistoia tra il 1265 e il 1275, conobbe
l’esilio, essendo di famiglia nera, anche se per pochi anni
(dal
1303 al 1306), ma quello che ci interessa è la sua
formazione,
infatti studiò arti liberali, poi diritto a Bologna, ma
anche in
Francia, nelle scuole di Parigi e d’Orléans.
Cino da Pistoia fu giudice nella sua città, a Firenze e
nella
Marca Anconitana, poi professore di diritto negli studi di Siena
(1321), Perugia, Napoli e proprio a Napoli ebbe come allievo il
Boccaccio. Questi spostamenti lo portarono ad accettare e ad acquisire
spunti tematici e supporti linguistici anche della precedente
tradizione provenzale-sicula-guittoniana. È doveroso
ricordare
che a Cino da Pistoia viene riconosciuta la funzione mediatrice che
egli esercitò tra lo stil novo (movimento poetico italiano
del
XIII sec.), che implicava la coscienza d’un distacco dalla
tradizione sicula-toscana (a cui era legato il rimatore lucchese
Bonagiunta Orbicciani), e il Petrarca.
Quando si parla di “scuola siciliana”, come
chiamò
Dante tutta la produzione poetica anteriore a quella toscana, non si
può dimenticare quanto avvenne nel pur breve periodo in cui
regnò Federico II. Infatti fu tra il 1231 e il 1250 che
l’imperatore fece restaurare le architetture normanne, che
mantennero la marcata regolarità quadrangolare del castrum
romano con le torri agli angoli delle fortezze, che si fondeva con
quella della tradizione architettonica islamica, a cui si aggiunsero i
motivi stilistici del gotico cistercense (elaborati in Borgogna). Molto
probabilmente furono quelle stesse maestranze cistercensi a realizzare
anche alcune chiese, il castello di Salemi e la “torre
ottagonale” a Enna. Quella torre che ospitò
soltanto
alcune volte lo stesso Federico II e i suoi fedeli poeti
(perché
la corte, per volontà dell’imperatore, non doveva
avere
una sede fissa). La Sicilia, grazie a Federico II, divenne
così
un importante centro di cultura e di scienza. Nell’isola e a
Palermo non poterono che confluire sia le correnti tradizionali, sia le
correnti nuove, la cultura latina insieme a quella greca e a quella
araba, grazie ai dotti sia arabi che ebrei di cui
l’imperatore si
era circondato. La famosa scuola poetica tramontò con lui e
con
la battaglia di Benevento (nel 1266) il centro si spostò
dalla
Sicilia alla Toscana.
Quindi gli esiliati per i motivi più vari, i vaganti di quei
giorni, che dalla Sicilia risalivano la nostra penisola, mentre altri
dal Sud della Francia, dove si parlava il provenzale, scendevono verso
il nostro lontano Sud, come i poeti-musici, o musici-poeti si sono
scambiati pensieri e modi di dire con le popolazioni incontrate,
utilizzando sia la lingua dotta, il latino, sia le lingue dei vari
paesi di provenienza e in questo caso la lingua d’oc
(provenzale)
e d’oil (francese antico). E proprio i trovatori, i
compositori,
o meglio i cantautori del tempo (perché sia le melodie, sia
le
parole venivano composte dagli stessi autori che operavano soprattutto
in ambito profano, cortese prima, borghese poi, nei secoli XII e XIII),
furono il punto di partenza per la storia di tutta la moderna lirica
occidentale.
Il prof. Emanuele Nistri, partendo dal 1200, ci ha fatto sentire alcune
antiche “canzoni” che i frati avevano
diligentemente
registrato nei loro libri miniati. Canti e ballate accompagnate dagli
strumenti del tempo che servivano ai pellegrini, o meglio agli
“incamminati”, sia ad alleviare l’attesa,
sia a
prepararsi spiritualmente prima di poter entrare all’interno
di
quelle chiese, punti importanti lungo le perigliose vie della fede,
nella speranza di poter ricevere la grazia richiesta.
È stata una serata indimenticabile.
Biblioteca
San Giorgio, R.Ruganti, A. Brancolini, E. Nistri, A. Dami
3
ottobre - ore 17 - Pistoia Biblioteca San Giorgio - Cino
da Pistoia giurista e l’esilio
Pistoia, i colori
dell’esilio, oggi e nel XIII e XIV secolo non poteva
dimenticare
Cino (nato a Pistoia tra il 1265 e il 75), o meglio Guittoncino dei
Sigibuldi, come suo nonno, che come molti altri poeti e artisti conobbe
l’esilio, anche se per tre anni, non volontario, ma imposto.
Essendo di famiglia nera, fu bandito da Pistoia nel 1303.
Non è certo possibile dire se l’allontanamento
forzato
dalla sua città influì sulla formazione culturale
del
poeta, ma sicuramente l’allontanamento volontario da Pistoia
fu
fondamentale per la sua crescita culturale e quindi per i suoi studi di
giurisprudenza e di poesia. E questo è il punto focale del
progetto ideato da Dami: il viaggio, che da un luogo
all’altro
produce uno scambio di informazioni, che in senso figurato si
potrebbero paragonare alle onde circolari prodotte da un sasso gettato
nelle acque di uno stagno, che, allontanandosi dal suo centro, si vanno
a incontrare, a intersecare con altre, che a loro volta si andranno a
toccare con nuove increspature provocate da altri
“corpi”.
Cino da Pistoia studiò arti liberali, poi diritto a Bologna
e in
Francia, nelle scuole di Parigi e d’Orléans.
Inoltre la
sua attività di giudice lo vide presente a Pistoia, a
Firenze e
nella Marca Anconitana. Fu professore di diritto negli studi di Siena
(1321), Perugia, Napoli e proprio a Napoli ebbe come allievo il
Boccaccio. Furono anche questi continui spostamenti che portarono Cino,
il poeta, ad accettare e ad acquisire spunti tematici e supporti
linguistici della precedente tradizione provenzale-sicula-guittoniana.
È pur vero che fu accusato di plagio da parte di Guido
Cavalcanti, ma tutto questo non è forse la conseguenza delle
contaminazioni? L’artista, quando è tale, non
copia per
copiare, prende spunto, rielabora un concetto che è stato
già espresso e lo usa come piattaforma di partenza e a sua
volta
il suo elaborato potrà diventare scalino di crescita per
altri.
Cino è conosciuto per la sua produzione poetica di sonetti,
ballate e canzoni, inclini, come dice lo stesso poeta,
all’aneddotica sentimentale su toni discorsivi e cantabili,
ma
è stato altrettanto importante sia per gli studi di
giurisprudenza, sia per il suo commento al “codice
giustinianeo”: Lectura super codicem, in cui prende le difese
del
potere civile contro l’invadenza ecclesiastica, affermando
principi ghibellineschi ancor più risoluti di quelli del De
Monarchia di Dante.
E proprio di Cino, il giuriconsulto, ci ha parlato l’Avv.
Gian
Piero Ballotti, mostrandoci non soltanto l’importanza degli
scritti di Cino rispetto a quelli del suo tempo, ma la ripercussione
che questi ebbero nel mondo di allora, rimanendo fondamentali anche nei
secoli successivi.
Nella
foto (da sinistra) l’avv. Gian Piero Ballotti,
l’artista
Andrea Dami e il prof. Giancarlo Savino, mentre presenta Cino, il
poeta, che conosce molto bene per gli studi approfonditi da lui
condotti.
10
ottobre - ore 17 - Pistoia Biblioteca San Giorgio - Vanni
Fucci, esiliato da Pistoia nel canto XXIV dell’Inferno
Il canto XXIV dell’Inferno di Dante - Marino
Balducci
Vanni
Fucci nel canto XXIV e
XXV dell’Inferno di Dante, sia perché
l’Alighieri
è un altro grande esiliato, sia perché nel suo
“grande” libro parla di un altro esule pistoiese:
Vanni
Fucci, “il più celebre ladro pistoiese”,
come ha
scritto nel titolo il giornale La Nazione.
Il sommo poeta mise nell’Inferno il Fucci perché
una notte
di carnevale, con altri complici, uno dei quali era il notaio Vanni
della Monna (che ammise il suo coinvolgimento prima di essere
impiccato), entrò, da una porta laterale al Duomo, nella
Cappella di San Jcopo e la depredò di oggetti preziosi,
tavole
d’argento e reliquie. Vanni Fucci si rifugiò nel
contado,
si dette al brigantaggio e terrorizzò le genti della
campagna
pistoiese. Anche se il Comune di Pistoia nel 1295 lo
condannò in
contumacia, quale omicida e predone, tornò nella sua
città pochi mesi dopo per compiere nuovi saccheggi a danno
dei
guelfi bianchi.
Vanni Fucci ladro, ma Dante lo ricorda anche come
“bestemmiatore”, come ha sottolineato, nel
sottotitolo
della sua conferenza, il prof. Marino Balducci.
Il professor Balducci ha fatto un’analisi storico-critica,
precisa e puntuale, su Vanni Fucci ladro e sull’oscena
bestemmia
da lui lanciata verso il cielo. Dopo l’esposizione dotta,
intrecciata dai versi danteschi con rimandi storici, ma soprattutto
religiosi, la Carla Rossi Academy-International Institute of Italian
Studies (di cui il professor Marino Alberto Balducci è
Director
of Graduate Studies) ha offerto lo spettacolo teatrale su
Vanni
Fucci tra i serpenti infernali: danze mimiche di Axe Ballet, su musiche
elettroniche di Sensory Gate, inondate dalle immagini digitali di
Arianna Bechini, mentre due attori della Compagnia Teatrale Progetto
Idra hanno dato voce al testo poetico-interpretativo tratto dal romanzo
ancora inedito di Balducci: “Inferno. Scandaloso
mistero”.
17
ottobre - ore 17 - Monsummano Terme Biblioteca Comunale Pinocchio,
il burattino, l’esiliato
Ferdinando Martini e Pinocchio - Caterina Ranieri
Pinocchio nel giardino disegnato da Pietro Porcinai - Arianna Bechini
17 ottobre - ore 19 - Monsummano Terme San Carlo Il
canto delle sirene (performance) - Andrea Dami - Emanuele
Nistri - Luigi Ventura
Pinocchio,
il burattino,
l’esiliato perché è un personaggio
vagante. Esce da
una situazione per entrare in un’altra, per fuggire sia dalla
povertà, quella del suo tempo, sia per ritrovare se stesso:
il
bambino che era in lui, accettare il mondo e prendere sulle spalle il
buon Geppetto.
Pinocchio entra in una realtà onirica, surreale, fantastica,
come oggi fanno gli Hikikomori, come si definiscono questi giovani
giapponesi, che si impongono un esilio vero e proprio, un
autoisolamento, una fuga dal mondo reale, per rifugiarsi
all’interno della loro stanza-cella in un mondo virtuale,
quello
della rete, dei messaggi e delle immagini luminose che il proprio PC
può portare fino a loro. Ancora un nuovo esilio. Quindi, ha
detto Dami, curatore dell’evento, parlare del passato per
fare
luce sull’oggi, attraverso quel simpatico burattino di legno.
L’Assessore alla Cultura Barbara Dalla Salda ha portato i
saluti
del Comune di Monsummano, che ha ospitato nei suoi locali
l’iniziativa, e ha introdotto l’argomento. Poi ha
passato
la parola alla professoressa Caterina Ranieri che ha posto subito una
riflessione su tre personaggi locali: Giuseppe Giusti, Carlo Lorenzini
e Ferdinando Martini. Importante introduzione per comprendere meglio
come nasce Pinocchio, il personaggio al centro
dell’intervento,
circondato da tutti gli altri, e la Fata è stato il punto di
partenza per analizzarli in rapporto al tempo dello scrittore, alla sua
produzione e alla sua conoscenza della letteratura europea. Pinocchio,
il burattino esiliato, è quindi un’opera moderna e
la
profondità e complessità dei temi affrontati la
pongono
tra le grandi della letteratura di ogni tempo. Certamente furono
importanti i rapporti di Lorenzini con la famiglia Ginori e con il
monsummanese Martini.
Quando si parla di Pinocchio non si può dimenticare il luogo
simbolo per eccellenza: il giardino che il paese di Collodi gli ha
dedicato e che ha preso forma grazie al disegno purtroppo non finito di
Pietro Porcinai, come ha ricordato l’arch. Arianna Bechini.
È un giardino d’arte che nasce intorno alle
sculture-personaggi della favola diversamente dal giardino romantico
che guarda il passato, con le sculture di pietra e terracotta, o da
quelli recenti come Celle di Santomato, con opere che vanno dal ferro
al vetro, dalla vetroresina al marmo e al bronzo. Quindi non opere come
abbellimento, o suggerite dal luogo naturalistico, ma è il
verde
che nasce intorno alle opere d’arte di Venturino Venturi,
Pietro
Consagra e Emilio Greco.
Il giardino si sviluppa in due momenti ben distinti. Negli anni
Cinquanta furono incaricati di realizzare il
“parco” lo
scultore Pietro Consagra, ideatore del progetto che prevedeva
l’inserimento di opere scultoree lungo un sentiero arricchito
da
luci, colori e suoni, e l’architetto Marco Zanuso che
suggerì di realizzare alla fine del percorso il
“Paese dei
balocchi” e i personaggi della favola. Soltanto nel 1963 il
“paesaggista” Pietro Porcinai fu chiamato alla
realizzazione del parco. Previde la valorizzazione delle sculture di
Consagra e delle architetture di Zanuso con il verde interno. La
simbologia dell’elemento vegetale attorno agli episodi della
storia di Pinocchio non si limita ad incorniciare o accompagnare la
scultura o l’architettura. Le masse vegetali, molto diverse
tra
loro, formano delle “stanze verdi” e rappresentano
una
sintesi, ovviamente concettuale della storia del burattino. Per
l’autore il parco è un viaggio, un ulteriore
viaggio: come
Pinocchio da burattino diventa bambino, qui il visitatore da uomo
ritorna bambino e si immerge nelle tentazioni del “paese dei
balocchi”.
L’opera del paesaggista Porcinai rimane incompiuta,
perché
si dovevano aggiungere luoghi interattivi per i giovani visitatori.
Forse troppo in anticipo per quei tempi? Erano gli anni Sessanta.
da sinistra Andrea Dami, Caterina
Ranieri, Barbara
Dalla Salda e Arianna Bechini
Il canto delle sirene
Dieci sculture-strumenti di Andrea Dami
Pinocchio, il burattino di legno. Il giardino di Pinocchio. Il grande
mosaico di Venturino Venturi a Collodi.
Proprio da Venturi ho visto una piccola scultura-chitarra di legno
scavato dalla sgorbia. Era lì, in un angolo dello studio di
Venturino e quel giorno mi sembrò diversa. Mi ricordai di
aver
già pizzicate quelle corde ferrose, che ora vedevo sotto una
luce nuova. Da quella forma percepii il rumore prodotto dalla chiglia
della barca che fendeva l’acqua e, nell’avanzare,
quel
suono scivoloso si fondeva con i pensieri del suo invisibile nocchiero,
con lo sguardo fisso alla ricerca della meta sognata. Forse mi aveva
influenzato il rumore del fiume Ciuffenna che passa di lì?
Non
saprei rispondere.
Il vuoto, nascosto nell’ombra della chitarra di Venturino e
tagliato trasversalmente soltanto dai sottili fili sonori, si stava
riempiendo velocemente di sogni, di paure, di gioie, di conquiste e di
rinunce. Quella cavità era diventata un luogo metafisico
dove si
succedevano colori e frammenti di vita vissuta.
Altre barche-strumenti si stavano affacciando nella mia mente, cariche
di suoni, accompagnati anche da antichi canti. Vedevo le barche
dondolare sui loro riflessi mobili, una danza primitiva, propiziatoria.
La barca è il viaggio. È spostarsi da un punto
all’altro su una superficie insicura e sempre diversa, ora
luccicante, ora cupa e paurosa, come molte volte è il mare.
Ma
il mare è un’invenzione dell’uomo che
nasce con
l’Odissea, dice Pietro Citati. Ora nel mare ci sono mostri e
dei;
tutto è complessità, ma anche
vitalità, per
trasformarlo, poi, in un contenitore di caos e orrore, come si credeva
nel lontano 1500. Ma la vera invenzione, ricorda ancora Citati, avvenne
nel Settecento, quando il mare era il sublime. Faceva pensare a Dio
più di qualsiasi dimostrazione religiosa. Non aveva limiti.
Suscitava il desiderio dell’infinito e il grande
“vuoto” del suo centro risvegliava
l’immagine
dell’incoscio, della madre, del sonno e della morte.
Gettarsi nelle onde significava attraversare il tempo. Ancora oggi, per
molti, attraversare il mare è attraversare il tempo,
un’iniziazione fatta di dolore e paura, per lasciare alle
spalle
una condizione disumana.
I passeggeri di molti battelli hanno affidato alle onde i propri
ricordi, mentre, con lo sguardo fisso verso la prua, aspettavano di
sentire il canto melodioso e incantatore della donna-pesce che li
avrebbe potuti guidare oltre i gorghi dei pregiudizi e dei
respingimenti.
Il vento sfiora la pelle ormai secca, mentre il canto delle sirene
scivola gioioso tra la sabbia e i piccoli sassi della battigia. Oltre
c’è la vita, cantano le sirene.
“Il
canto delle sirene”
Dieci sculture-strumenti di Andrea Dami.
Musica e incisione elettronica di Emanuele Nistri.
Esecutori:
Lucia Coppini (voce), Andrea Dami (scultore), Emanuele Nistri
(musicista-compositore), Luigi Ventura (percussionista).
Ex Oratorio San Carlo - Monsummano Terme
17 ottobre 2009
23
ottobre - ore 17 - Pistoia Villa Groppoli Il
colore della diversità
Tra le piante dell’orto - Francesco Mati - Massimiliano
Petrolo
La
mostra Pistoia, i colori
dell'esilio, oggi ha avuto un'ottima partecipazione di pubblico adulto
e di alunni delle scuole. Anche le conferenze hanno registrato una
buona affluenza di persone che hanno dimostrato interesse per gli
argomenti proposti, dall'arte come arricchimento tra il contemporaneo e
l'antico a Cino da Pistoia e i suoi contemporanei, tra la matematica e
la musica, da Cino giurista a Dante e il suo Vanni Fucci, da Pinocchio,
il burattino, l'esiliato a Il colore della diversità.
Quest'ultimo tema è stato trattato da un paesaggista come
Francesco Mati e da un naturalista come Massimiliano Petrolo.
Il naturalista ci ha ricordato che in natura tutto avviene secondo
regole semplici, basate sulla diversità. L'equazione
è:
maggiore è la biodiversità dell'ambiente,
maggiore
è anche la resistenza da parte delle piante e degli animali
alle
influenze esterne, come batteri, ecc, ma anche alle stesse interferenze
da parte dell'uomo. E di questo deve tener conto anche il paesaggista
che, con "piante coltivate", è chiamato a creare spazi verdi
pubblici e giardini privati; insomma si devono creare degli ecosistemi,
ha detto Mati, perché è la complessità
che diventa
funzionale mettendo in equilibrio il sistema e nello stesso tempo anche
l'aspetto estetico diventa piacevole.
Non dimentichiamoci che saranno proprio le specie autoctone che
potranno garantire la continuità con quelle che sono intorno
all'area su cui il paesaggista è chiamato ad intervenire.
Inoltre Petrolo ci ha ricordato che in questo "mondo verde" avviene una
"variabilità" all'interno della stessa specie ed
è questa
diversità che permette l'adattamento e quindi la
sopravvivenza.
Questo concetto vale anche per l'uomo, per la sua specie,
perché
siamo dentro questo ecosistema e dipendiamo dal suo equilibrio.
La conoscenza, il rispetto verso l'altro, sia uomo, sia pianta, sia
animale è fondamentale. Possiamo visitare il vicino Padule
di
Fucecchio, ha detto Petrolo, e, poco lontano, anche l'orto
botanico delle Cerbaie e del Padule di Bientina, noi possiamo
raccontare le nostre esperienze fatte sul "campo", ma poi il futuro
dell' ambiente e della società dipenderà anche
dai nostri
comportamenti individuali che dovranno essere aiutati dalla scuola,
ovviamente, ma contemporaneamente anche dalla stessa famiglia e in modo
particolare dai media, dalla televisione, almeno da quella pubblica.
Francesco Mati, Massimiliano Petrolo
24
ottobre - ore 17 - Pistoia Biblioteca San Giorgio L’esilio
nel XXI secolo
Introdurrà Rosanna Moroni
L’esilio: leggi, normative, regolamenti - Renzo Innocenti -
Agostino Fragai - Valeriano Sgrilli - Cristina Tuci
L'ultima conferenza L'esilio nel XXI secolo ha visto protagonisti la
direttrice della Biblioteca San Giorgio Maria Stella Rasetti,
l’ex onorevole Renzo Innocenti, l’assessore della
Regione
Toscana Agostino Fragai, i rappresentanti della CNA Valeriano Sgrilli e
della CGIL Cristina Tuci, che, partendo dal concetto di esilio, sia di
uomini, sia di donne, hanno fatto luce sulla carenza legislativa:
cioè non è regolamentato in Italia il diritto
d'asilo,
sulla nuova legge della Regione Toscana e sulle motivazioni che hanno
spinto questi migranti del XXI secolo a Pistoia. Per dare un contributo
alla discussione, Andrea Dami, curatore del progetto, ha posto due
riflessioni del sociologo Adel Jabbar:
1) ma le nostre città, come quelle dei paesi
industrializzati o
in via di sviluppo, non sono forse un modello che si fonda su:
“lavoro”, “consumo”,
“inquino”?
Questo modello i migranti lo conoscono ed è anche grazie
alla
loro forza-lavoro che si può mantenere in vita questo
sistema
che è fatto di lavoro, di consumo e di inquinamento. Quindi
anche i migranti contribuiscono allo sviluppo di questo tipo di
città.
2) Il migrante non è una persona che passa; non è
in
transito continuo. Si ferma. Se si ferma, occupa uno spazio: il nostro.
Ma il problema non è quello di dividere lo spazio con un
altro,
ma è la paura di perdere i privilegi che quello spazio
contiene
e questo provoca frizioni. Le frizioni, gli attriti, se alimentati,
generano paure.
Interessanti i dati riguardanti i cittadini stranieri presenti in
anagrafe nella provincia di Pistoia nel 2008: dall’Albania
9738;
dalla Romania 6122; dal Marocco 2066; dalla Cina 612; dalle Filippine
462; dalla Tunisia 199; dalla Repubblica Dominicana 190 e dal Brasile
155. In Italia gli stranieri regolari sono 4.330.000.
Le relazioni potranno essere lette sul catalogo ESILIO, che
uscirà quanto prima, a cura della COOP soci Pistoia.
da sinistra Valeriano Sgrilli, Cristina
Tuci, Maria
Stella Rasetti, Agostino Fragai e Renzo Innocenti