
Villa Magrini, oggi Villa Patrizia, è un elegante hotel lungo la tortuosa strada che dal paese di Cutigliano
porta alla funivia, con la quale si può raggiungere il crinale:
la Croce Arcana e proseguire a piedi verso il Lago Scaffaiolo da una
parte, o il Libro Aperto dall'altra.


In questa bella casa ottocentesca soggiornò Giacomo Puccini, ospite della famiglia Magrini, dove corresse le partiture musicali inerenti a La Rondine e il 9 agosto 2007 il gruppo di artisti che ha dato vita a Liù, mon amour,
ospiti dei Tonarelli, gestori dell'omonimo hotel, ha invitato artisti,
intellettuali e villeggianti alla presentazione, tenuta da Roberto
Agnoletti, del cofanetto-catalogo nel quale sono raccolte
tutte le manifestazione da loro organizzate e che li ha visti
protagonisti da Villa Schiff di Montignoso alle Terme Excelsior di
Montecatini, dalla Villa di Groppoli di Pistoia alla Gipsoteca Libero Andreotti di Pescia, dal cortile dell'ex Conservatorio degli Orfani di Pistoia al vivaio Piante Mati di Pistoia, dal Giardino sonoro
di Groppoli di Pistoia al Castello Aghinolfi-Giorgini di Montignoso,
dove in una cornice suggestiva sono state cantate le arie delle eroine di Puccini.

Nell'occasione Amerigo Folchi ha presentato Gianfranco Greco:
professore all’Università di Aix en Provence e di Tolosa,
che ha insegnato anche all’Università di Tokyo,
all’Università per gli studi delle Arti (Geidai) e al
Conservatorio di Musica (Tokyo-Ondai). Inoltre Greco ha avuto
esperienze anche come antropologo, viaggiatore, raccoglitore di fatti
strani, di epitaffi bizzarri, di medicine esotiche e scrittore del
testo: Giacomo Puccini (sinistrato matrimoniale insigne), della collana Maglie di una Catena di Storie, delle Edizioni Karibu di Pistoia. L'incontro si è tenuto nella sala dove Giacomo Puccini provava e correggeva le note de La Rondine
tracciate sullo spartito musicale e dalle grandi finestre si vede
ancora, tra gli alberi, oltre il giardino, la guglia del campanile
della chiesa di Cutigliano. Simpaticamente, da insegnante navigato,
Greco ha catturato l'attenzione dei presenti raccontando la vita
dell'uomo Puccini, con i suoi problemi legati all'infanzia.

Un'esistenza familiare disastrosa che ci rende umano il grande
compositore lucchese perché molto simile a vicende che ci hanno
toccato direttamente o accadute ad amici e parenti; forse era la quota
che doveva pagare
Puccini per le grandi soddisfazioni artistiche ricevute? Il pedaggio
che tocca ai geni? Certamente, dice Greco, la signora sua moglie Elvira
era una vera megera asfissiante, bisbetica e pericolosa, come
sottolinea anche Valerio Poli nell'introduzione del libretto, ma che ha
fatto nascere le figure incantate di Mimì, Musetta, Manon,
Butterfly o Liù, le vere donne consolatrici del Maestro.

Gianfranco Greco ci ha parlato di un Puccini in fuga dalle donne della
sua famiglia: dalla madre, dalle sorelle, dalle amanti e dalla moglie
Elvira, che lo sedusse, spinta, come dice Greco, da insaziabile
cupidigia di possesso. Elvira aveva già due figli, era bionda,
alta, occhi neri ma dall'espressione cupa, imperiosa e autoritaria e lo
sposò il 3 gennaio 1904; su Giacomo riversò tutte le
colpe: lui divenne l'eterno capro espiatorio. Non lo accompagnò
neppure a Bruxelles, il 4 novembre. 25 giorni dopo moriva in quella
clinica belga.
Ci sembrava doveroso, ha detto Dami, chiudere il viaggio a Villa
Magrini, oggi Patrizia, per ricordare non solo il musicista, ma l'uomo
Giacomo Puccini, perché qui lavorò alle pagine musicali
dell'opera La Rondine
che proprio domani verrà presentata a Torre del Lago Puccini,
con il debutto del regista Lorenzo Amato. Quest'opera ha una trama di
inganni amorosi, valzer e slow fox e leggerezza melodica vicina a
Strauss. Insomma una commedia lirica che testimonia una certa
inquietudine creativa dovuta forse al periodo storico: l'esplosione
della prima guerra mondiale. Fu presentata la prima volta il 27 marzo
1917. La Rondine è un'opera di grande modernità, ha detto Amato, tra
operetta e melodramma in cui il compositore getta uno sguardo cinico su
una società strafottente nella sua opulenza: i soldi sono tutto,
persino l'amore finisce per essere un contratto e la ricchezza finisce
per essere una gabbia per piccoli uomini e piccole donne senza
possibilità di riscatto. Nella Rondine Magda, continua il regista, non è toccata dal sacrificio d'amore. Qui l'amore non coincide con nessuna glorificazione. E' cinica moneta di scambio.
Proprio da questa villa, era l'estate del 1922, Giacomo Puccini
partì, con il figlio Tonio e i Magrini, per i mari del Nord.
Voleva visitare la Svizzera, la Germania, l'Olanda, ma a Ingolstadt
finì il viaggio perché un frammento d'osso d'oca arrosto
gli rimase conficcato nella gola e rischiò il soffocamento. Un
presagio? O la malattia stava avanzando? L'anno dopo il dolore alla
gola si manifestò sempre più forte. Nel 1924 andò
in Belgio per curarsi, entrò in agonia il mattino del 29
novembre dopo aver riordinato le ultime trentasei pagine della Turandot: mancavano le note del duetto dell'ultimo atto e del finale.
Liù era rimasta sospesa nell'aria gelida di quella stanza
d'ospedale,ormai immortale. Noi l'abbiamo voluta raffigurare come una
farfallina che ritorna a svolazzare libera sui mille prati fioriti
grazie alla creatività che ognuno di noi ha la forza di
coltivare.
La farfalla è riuscita anche a spezzare un anello della catena
che avvolge il prezioso libretto di Gianfranco Greco, i cui proventi
andranno a favore della ricerca sul cancro, portata avanti dal Prof.
Veronesi.
Che la farfallina Liù sia di buon auspicio per tutti noi.