Angoli d'arte

Angoli d’arte a Villa Peyron, al Bosco di Fontelucente. Fontelucente, il cui nome era già citato nei documenti del 1500, si trova a monte della proprietà Peyron, oltre Fiesole e, come l’antica città, fu abitata da genti etrusche, come testimonierebbero alcune grandi pietre trovate sia nel giardino, sia nelle fondamenta dell’edificio che Angelo Peyron acquistò nel 1914 e che nel 1934 passò al figlio Paolo. L’altro figlio era Guido, noto pittore.













L’aspetto attuale della villa si deve all’intervento dell’architetto Ugo Giovannozzi, che la rivestì con la caratteristica pietraforte, mentre il piccolo giardino, attorno al vecchio edificio, fu trasformato con intelligenza da Paolo Peyron in quello che oggi tutti ammiriamo. Paolo aprì un varco nel bosco per vedere Firenze, creando così la linea principale del giardino, dalla quale dipendono le sei terrazze, disegnate con doppie siepi di bosso, o bossolo come si dice in Toscana, che scendono verso il basso, affacciandosi sul suggestivo panorama. lI viale, ornato anch’esso con siepi lavorate e sfere di bosso, accompagna il visitatore lungo questo interessante percorso punteggiato da architetture come la Cappella o la Pergola, ma anche da balaustre, scalinate, statue, fontane, unite tra loro da ulteriori percorsi che attraversano il bosco. C’è anche una grande vasca quadrangolare, che in passato veniva usata come piscina e veniva alimentata dalla polla d’acqua Fontelucente. Il Lago, un grande bacino realizzato nel 1960 per scopi agricoli, è poi entrato come ulteriore elemento “decorativo” nel giardino; lo si vede dall’alto e si raggiunge da una scalinata, che si appoggia sopra enormi massi murati a secco e trovati lì. La terrazza semicircolare: la Piazza della musica è dedicata a Riccardo Muti, a ricordo dei tempi in cui il maestro passeggiava nel giardino. Non mancano le rose, gli agrumi, le azalee, i rododendri, le camelie o il profumato osmanto.
Alla villa si arriva attraverso un vialetto in discesa, leggermente curvo e delimitato da alti e neri cipressi, perché si possa scoprire quel luogo lentamente e, da qui, avviarsi verso il giardino all’italiana, per incontrare oltre ai consolidati angoli di verde, comuni ai giardini “romantici” di fine ottocento, nuovi angoli che gli artisti: Roberto Agnoletti, Filippo Basetti, Gloria Campriani, Andrea Dami e Dario Longo con le loro “opere” hanno voluto riattualizzare, riportandoli nel loro tempo, perché la storia non si deve interrompere. Questo è stato possibile grazie alla disponibilità del dott. Saverio Lastrucci, curatore di Villa Peyron (che fa parte della Fondazione Parchi Monumentali Bardini). Ogni artista, ovviamente, ha lavorato seguendo il suo percorso creativo, la sua poetica, per cui le installazioni rispecchiano diversi linguaggi artistici. Come nell’odierno paesaggismo concettuale ogni opera è stata pensata per il parterre in rapporto dialettico con le piante del luogo, con i vialetti; insomma non è una mostra di sculture all’aperto come ce ne sono tante, da Carrara a Sonsbeek in Olanda, e neppure un festival dei giardini come a Cornerstone in California o a Chaumont-sur-Loire in Francia.





Roberto AGNOLETTI
ha lasciato, come ha fatto in altre occasioni, un’impronta; questa volta all’interno della grande vasca. L’Impronta appare all’improvviso, inaspettata. È una traccia fisica di esistenza e di presenza, un’ipotetica ed allusiva mano che vuol porsi come traccia di sé… Non più che una vaga allusione formale alla manus creans: al suo posto geometrie di un marmo che ci richiama i classici materiali dell’arte e dunque si riallaccia a quelle memorie che permeano di sé il luogo -dice Agnoletti- e il marmo, a sua volta, è percorso da tracce, come il Percorso di memorie, il piccolo segno-sentiero di terracotta dell’altra installazione, tra il bordo della Piscina e la fine della grande scalinata. Quest’ultimo è improntato dalla memoria di gesti che si dissolveranno nel tempo; una personale meditazione sul passato che si fa anche meditazione sul presente.





Filippo BASETTI
Nel secondo parterre, delimitato verso il bosco dalla Cappella dedicata alla Madonna della Pace, con il suo piccolo campanile a vela e ai lati colonnine e archi di un immaginario chiostro, al centro di linee sempreverdi c’è il piccolo pozzo-vasca ideato da Paolo Peyron, che Basetti ha trasformato in Bicchiere, “dall’improbabile logica funzionale”, come ha detto Siliano Simoncini, critico d’arte. L’altra opera: Campo minato si snoda lungo il Viale dei cipressi, fiancheggiato da statue, e consiste in piccoli elementi rossi tra la terra, i sassi, i rametti, quasi invisibili come lo sono, appunto, le mine. Attenzione!! Il percorso non è mai sicuro, ci dice l’artista.





Gloria CAMPRIANI
con FiliForme ha trasformato con fibre vegetali due colonne, dalle quali emerge il robusto capitello, come testimonianza degli ultimi elementi architettonici che ornano il giardino Peyron. Questa nuova “pelle” fatta di fili colorati modifica l’oggetto trovato, “non è solo ricerca e tecnica, ma un vero e proprio percorso artistico”, ha detto Mauro Civai, Direttore del Museo Civico di Siena. Le due opere, ora, sono il nuovo passaggio che porta dal giardino all’italiana a quello all’inglese.











Andrea DAMI
con Il silenzio delle farfalle rosse crea un ulteriore segno geometrico all’interno del parterre, tra il bosso dalla forma cilindrica posto al centro del primo riquadro e la doppia siepe esterna. Le farfalle sono un indicatore ecologico positivo se le vediamo sui fiori o volteggiare intorno a noi, ma queste sono un omaggio al pensiero di Lorenz e con il loro silenzio, anche un presagio, ci tiene a dire Dami. L’altra opera è Perimetro sonante, davanti alla porta d’ingresso della villa, che racchiude e protegge l’elegante fontana. L’acqua scendendo dalle vaschette circolari schizza sui cimbali, provocando suoni, voci, -dice Dami-. Questo segno genera un quadrato con le aperture orientate secondo i punti cardinali, come quello che segnava con l’aratro l’antico sacerdote durante la fondazione della città (pensando a Fiesole); ma evoca anche l’hortus conclusus, “entro il quale potersi muovere per tentare di visionare l’infinito”, prendendo a prestito le parole di Bonito Oliva. Il perimetro è segnato da venti cimbali sorretti da esili steli, quasi dei fiori che, se toccati, producono suoni. Il suono è meditazione, preghiera, ma anche performance musicale se i piatti sono usati da un percussionista.





Dario LONGO,
“non si cimenta in una semplice ricerca estetica e non crea neppure opere d’arte idealmente finite, inventa, invece, contenitori espressivi dai quali partire per creare uno schema proprio in cui poter incanalare il flusso di nozioni, dati, informazioni”, come ha scritto Alessandra Gaeta. Boa sospesa galleggia tra terra e cielo, una presenza tra la linea dei monti all’orizzonte, gli alberi del bosco e le figure leggere di nife e satiri di marmo e di pietra che segnano il tempo passato nel giardino incantato di Villa Peyron. Piccolo il mio, grande il nostro, Longo cita Pascoli, è metafora del nostro passaggio; “passi” che escono dalla struttura circolare in pietra trasformata in fontana e circondata da statue danzanti, ci guidano lungo i gradini di un vialetto nel bosco per arrivare ad un'altra fontana, quella di Ercole e Caco.







Guardando il Campo minato, le farfalle rosse, i passi, piccoli all’inizio, poi sempre più lunghi, torna alla mente l’opera Bagel Garden che Martha Schwartz realizzò una trentina d’anni fa nel cortile della sua casa a Boston: tra due siepi di bosso stese, su un tappeto di ghiaia viola, una doppia fila di ciambelle. L’installazione finì sulla copertina del Landscape Architecture Magazine e suscitò proteste, ma anche approvazione, divenendo espressione di un nuovo “paesaggismo concettuale”. Seguirono altre opere come Splice Garden, uno spazio completamente artificiale realizzato con siepi metalliche, cespugli di plastica, ghiaia sintetica accuratamente rastrellata come un giardino Zen. La strada di un nuovo giardino era aperta e così artisti e paesaggisti hanno continuato a lavorare modificando lo spazio di un terrazzo privato, o il tetto di un museo, o un parco pubblico, in questo caso un giardino storico, con interventi mirati al luogo, usando i materiali più svariati: dal ferro al silicone. Il “paesaggismo concettuale” contribuisce al benessere fisico e psicologico di chi li frequenta, dicono i paesaggisti-architetti, ma gli artisti superano questa linea, oltre a quella della stravaganza o della decorazione fine a se stessa, perché il loro lavoro nasce da osservazioni nelle quali sono coinvolti essi stessi, per cui la loro opera è sì legata a quello spazio, all’equilibrio delle linee, al rapporto cromatico, ma soprattutto è una domanda, rivolta con il linguaggio dei segni e delle forme all’osservatore, sulla vita, sulla morte, sull’amore…

ANGOLI D’ARTE a VILLA PEYRON
al BOSCO di FONTELUCENTE
Via di Vincigliata, 2   Fiesole
LUGLIO - SETTEMBRE 2008
Patrocinio del Comune di Fiesole e del CARICENTRO
Orari di apertura:
 9-12 e 13-17; sabato e festivi solo su prenotazione (o in occasione di eventi come da Calendario)
Ingresso:
biglietto unico € 10,00 La vendita dei biglietti sarà effettuata sino ad un’ora prima del termine delle visite.

Informazioni: www.bardinipeyron.it

Il nuovo appuntamento è il 4 settembre 2008
perché dalle ore 17 alle ore 22
Angoli d’arte
si “animeranno”, per i bambini, grazie ai giochi di maghi, ai racconti di storie fantastiche, ai percorsi musicali e poi palloni colorati…
Una serata di beneficenza in favore della
Associazione A.Ma.R.T.I.
Associazione Malattie Renali Toscana per l’infanzia
(l’Associazione non ha scopo di lucro e opera esclusivamente per finalità di solidarietà nel campo dell’assistenza sociale e socio-sanitaria a favore di bambini affetti da patologie renali congenito-genetiche).
Il contributo raccolto durante la serata sarà direttamente devoluto all’Associazione A.Ma.R.T.I. perché possa proseguire le ricerche contro la malattia.





         Evento di beneficenza tra Angoli d'arte

     
           

Il 4 settembre nel giardino di Villa Peyron, tra le opere di ANGOLI D’ARTE, si è svolta la serata di beneficenza in favore dell’Associazione Onlus Malattie Renali Toscana per l’Infanzia (A.Ma.R.T.I.) a favore di bambini affetti da patologie renali congenito-genetiche.
Il giardino, dopo le ore 17, si è animato di bambini. Prima attoniti, poi si sono mossi con circospezione tra i vasi di limoni, scrutando vasche, sculture di pietra e di metallo, quando Valery (di Magic Valere), Cristina, Francesca e Silvia (di FirenzeSottosopra), Roberta e Daniel (di Casu & co.) e Cristina (di Delizie Deliziose) hanno catturato la loro attenzione, rompendo in loro ogni sospetto.
Il percussionista Giovanni Canale con il tamburo (e altri strumenti della Fondazione Luigi Tronci) ha svegliato nei giovanissimi visitatori la voglia del gioco, ma ecco che una “guida”, dalla voce autoritaria e sapiente, ha catturato la loro attenzione iniziando a spiegare la scultura sonora di Andrea Dami; per fortuna è intervenuto un grande pupazzo dalla barba bianca che, con battute rustiche e sarcastiche, ha reso facile e divertente la comprensione dell’opera d’arte. Pur essendo incuriositi dal divertente personaggio di cartapesta, sono stati però attratti da una cassa di legno; hanno sciolto con rapidità sorprendente i tanti nodi con cui l’artista Dario Longo aveva chiuso il suo contenitore e sono apparse “forme” di calzature colorate che in un attimo hanno fatto proprie poi, come tanti “topolini”, hanno raggiunto i suoni di un vecchio flauto africano che Giovanni Canale stava suonando per loro e così lo hanno seguito tra i viali del giardino girovagando da un’opera all’altra. L’ultima sorpresa è avvenuta davanti all’opera Filiforme perché l’artista Gloria Campriani ha avvolto con il suo filo quei “topolini” festanti che subito dopo al suono del “Pifferaio magico” hanno ripreso il loro fantastico viaggio tra i filari di bosso.
Insomma è stato un pomeriggio diverso, tra opere d’arte contemporanea e ragazzi, ai quali, in modo intelligente, sono state raccontate le opere esposte, grazie a Saverio Lastrucci, curatore della Villa Peyron. Non hanno voluto mancare all’evento il Sindaco di Fiesole Dott. Fabio Incatasciato, il Vice Sindaco di Fiesole Dott. Giancarlo Gamannossi, il Presidente CARICENTRO e Segretario Generale della Fondazione Bardini-Peyron Avv. Michele Gremigni, il Vice Presidente CARICENTRO Dott.ssa Vanna Ulivi, oltre al Presidente AMaRTI, al rappresentante del Mayer, al coordinatore delle ricerche del Mayer per AMaRTI e tutti hanno avuto parole d’elogio e di ringraziamento sia per gli artisti, sia per i genitori, per la generosità dimostrata nei riguardi di quei bambini affetti da patologie renali congenito-genetiche a cui era dedicata la giornata.












































ritorna
Ritorna