PRESENTE-PASSATO
sculture sonore
andrea da(mi) pistoia
2010
Torre Nord
CASTELLO VILLA SMILEA
Montale (Pistoia)

Piatti (turchi), tam-tam, violini di ferro, tamburi, campane (a lastra) sono strumenti musicali.
I parallelepipedi di metallo, il cubo, le forme che evocano primitive barche sono delle sculture, le cui forme sono state ottenute piegando e assemblando lamiere di ferro, che sono segnate da una serie di linee oblique (segno della casualità e della precarietà) ottenute con il fuoco (saldatrice a filo). Forme che a loro volta sono divenute cassa di risonanza per lamelle, tasti di metallo, violini di ferro, chitarre, o per la semplice corda di un nuovo berimbau, trasformandosi così in “sculture sonore”, i cui suoni, per essere prodotti, necessitano dell’intervento dell’uomo.
Un lavoro che porto avanti da anni e che unisce diverse discipline artistiche, perché oggi l’arte non può non passare attraverso linguaggi che vanno oltre quello visuale.
I suoni sono i veri “colori” della scultura e con le loro vibrazioni cromatiche invadono lo spazio, oltre l’opera, diventando la “voce” dell’opera stessa. Questi “ferri” sonori, se sollecitati, rispondono al loro interlocutore. Si innesca un dialogo intimo, talvolta liberatorio e anche rassicurante. Se poi l’interlocutore è anche musicista e per di più percussionista, il discorso può diventare complesso e anche le risposte, sotto i colpi lenti o veloci delle bacchette di lana, o di gomma, o di legno, non sono più intime e personali, ma possono coinvolgere tutti.

La fortificata Smilea, con le sue grandi torri a guardia del territorio, è un segnale forte, anche se i merli sono nascosti dalle falde del tetto. Oggi è un “faro”. Un punto di riferimento tra due strade: una antica e l’altra (parallela) moderna, ma tutte e due frequentate.
La torre Nord ospita un lavoro complesso: l’installazione Presente-passato, che si articola in verticale, sui tre piani della massiccia struttura, i cui scalini hanno visto salire e scendere uomini intenti al mantenimento e alla difesa di questo antico edificio passato intorno al 1427 ai Panciatichi. Nel 1611 la roccaforte fu acquistata dai nobili Covoni e fu trasformata in villa. Dopo vari passaggi di proprietà nel 2003 il Comune di Montale ne è entrato in possesso, ha restaurato l’edificio e nel 2008 lo ha restituito alla collettività. Ospita la biblioteca, opere dello scultore Jorio Vivarelli, locali per conferenze, concerti ed esposizioni d’arte.

Al primo piano
l’installazione inizia con l’opera Perimetro sonoro, legata alla nostra storia, agli insediamenti etrusco-romani lungo la strada che da Fiesole portava a Pistoia passando per l’odierna Prato. La “città”, evocata nel perimetro quadrato, presenta un “muro” sonoro fatto di “voci” (piatti musicali della Ufip), che possono essere prodotte sia dall’esterno, sia dall’interno, o viceversa, per sottolineare l’importanza dell’accoglienza e del dialogo. Nel centro dell’opera ancora un quadrato, una superficie che vuol riportare l’attenzione, attraverso quell’antico impianto urbanistico, su un fondamentale concetto nato nella cultura greca nella quale era la città ad avere il primato sull’individuo e non l’individuo sulla società (nascita della democrazia). Sopra vi sono alcune pietre che formano un cerchio: l’inizio di un’architettura, come ebbe a dire l’architetto Giovanni Michelucci durante il funerale di don Milani. Un invito alla riflessione sul concetto di architettura all’interno della città.
La piccola farfalla rossa ci ricorda che questo lepidottero è un indicatore ecologico e quindi la sua assenza è un avvertimento.
La mia farfalla, sinonimo di leggerezza, ma soprattutto di rinascita (da bruco a farfalla), vuole inoltre ricordare Edward Lorenz che ha usato il lepidottero per illustrare la sua teoria del caos.
Per questo, alla fine degli antichi e ripidi scalini di pietra, prima di entrare nella sala, ci accoglie la sedia: Farfalle rosse e queste farfalle-pittogrammi saranno le accompagnatrici nel viaggio all’interno della torre, come lo sono nel mio lavoro.
Da una delle finestre della stanza si vede una porzione di campagna, il cui lavoro veniva regolato dalle fasi lunari, ecco quindi l’opera Lune di farfalle (due collage di Pvc, alle pareti). Farfalle come speranza, come sogno, come utopia, che occupano una superficie non ancora completata nella sua sfericità lunare (inizio e fine di un ciclo), per ricordare un lavoro antico che si svolgeva fuori dalle mura. Lavoro fatto di fatica, di sacrificio, di dedizione, di competenza, per ottenere un frutto finale e vitale, ma anche “continuità” quando si piantavano nuovi alberi da frutto o da olio: lo sguardo nella luna e nel futuro.
Le strisce mobili (di ottone) della scultura Sussurri vogliono essere come la leggera brezza che attraversa le canne sull’argine del rio e che asciugava il sudore del contadino, o lo invitava a sognare dopo la stanchezza, mentre la campanella ricorda il tempo dell’uomo e quello della preghiera.

Al secondo piano
c’è l’incontro virtuale tra la terra e l’acqua dell’installazione: Presente-passato.
Le prime sono sculture-barche (un violino di ferro e reco-reco e un tamburo) e la seconda è un elemento verticale (con tam, corde e chiodi del violino di ferro) che ci richiamano alla mente che questo edificio storico, con la sua prima torre, era sentinella ma anche punto di riferimento tra la pianura dell’Ombrone (pistoiese) e i monti, a memoria di un antico tracciato suddiviso in miglia romane che costeggiava l’antico bacino. Torre-faro è il titolo di quest’opera metallica che, grazie ai suoni che può produrre, è aperta al colloquio con i viaggiatori che oggi attraversano i nuovi “sentieri” di pumbleo asfalto.

Il terzo piano
è caratterizzato dalle aperture tra i merli della torre, oggi protette da vetri che ricordano quelli di un faro che vigila sornione sul territorio circostante. Fuori c’è un mare di molte tonalità di verde e marrone, punteggiato di casolari bianchi e nocciola. Laggiù, un tempo, c’era l’acqua, un acquitrino, una zona palustre, dovuta all’invaso naturale dell’Ombrone, alimentato anche da ruscelli che scendevano dalle colline attorno. Zona ricca di vegetazione e di selvaggina. Terra coltivabile a beneficio dei suoi abitanti etruschi che vivevano intorno a questo “lago”.
Ecco perché l’installazione è fatta di sculture-barche, per richiamare alla nostra mente quell’acqua genitrice di cibo e quindi di prosperità, che potrà continuare a essere generosa se riusciremo a mantenerla “pulita”, a non inquinarla.
La barca evoca il mezzo che ci permette di effettuare il viaggio, anche onirico, di oltrepassare l’infinito; oltrepassare territori immaginari. Un viaggio di vita. Ogni barca di questa ulteriore installazione: Al centro volano le farfalle ha una sua “voce” particolare e quindi diviene strumento musicale per raccontare, oltre le parole, antiche storie di viaggi, oltre i nostri occhi, oltre l’orizzonte del “faro smileo”, o navigare all’interno di noi stessi.

Andrea Da(mi) Pistoia
Scultore












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