27 Gennaio: angoli di memoria

Il 27 gennaio di ogni anno si ricorda lo sterminio e la persecuzione del popolo ebraico e dei deportati italiani, sia militari sia politici, nei campi di sterminio.

Quest'anno ho realizzato 27 gennaio. Milioni di morti: perché? (A.D.12608), un'opera in carta per condividere anche con Voi il ricordo di questa vergognosa pagina di storia, perché ricordare è fondamentale ed è ancor più importante non dimenticare le motivazioni economiche, culturali, storiche che hanno portato allo sterminio di un popolo e non solo. Quest'opera, come quella che ho eseguito nel 2004 per la Loggia di Piazza a San Marcello Pistoiese, è caratterizzata da triangoli, perché con le loro punte possano penetrare meglio nella nostra memoria. Triangoli, anche per evocare quei tristi pezzetti di stoffa cuciti su uomini che erano già stati uccisi una prima volta, dentro, proprio con quel triangolo.
La memoria è il fondamento su cui poggia il nostro edificio culturale, che certamente ci caratterizza, ma soprattutto ci permette di affrontare l'immediato e quindi di progettare il futuro, per cui voglio ricordare Angoli di memoria, l'opera del 2004 (per il Comune di San Marcello P/se, in collaborazione con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea - Pistoia), non tanto per il lavoro in sé, ma per quello che essa riuscì a suscitare nei visitatori.
Angoli di memoria era un'opera di metallo, con davanti una grande campana a calotta, che pendeva dall'alto della volta a crociera, molto vicina a terra e sopra un tappeto. Accanto il battente di legno: il suono era la preghiera. L'evento cominciò già prima di entrare nella Loggia, dov'era la scultura, perché, per coinvolgere da subito gli increduli visitatori-spettatori, appesi ai baveri delle loro giacche un piccolo triangolo d'argento: virtualmente era il 27 gennaio del 1945, giorno in cui si aprirono i cancelli dei campi di sterminio nazisti. Poi raggiungemmo l'opera Angoli di memoria, in cui proprio quel piccolo triangolo era il segno caratterizzante, tra fili tesi che seguivano traiettorie diagonali, indicandoci la casualità a cui siamo legati rispetto all'ortogonalità dei punti cardinali, Est-Ovest, Nord-Sud, che, come due bracci, si intersecavano al centro di questo grande quadro-cancello: una separazione netta e drammatica tra il mondo di qua e quello voluto di là, segnata dai fili spinati, elettricità, fossati. Insomma l'uomo che distrugge l'altro uomo solo per odio, rancore, pregiudizio: la follia del dominio.

Una mano colpì la campana davanti alla scultura e il suono creò il silenzio. Il freddo era pungente. I monti intorno innevati. In pianura, a Pistoia, stava nevicando. Altre mani toccarono la calotta sonora e ancora fu silenzio e preghiera, per cui in questa giornata opaca e gelida percepimmo ancora di più la sofferenza fisica, giornaliera di quei deportati, stipati nei vagoni come masserizie, che viaggiavano verso i lager e di quelli che riuscivano a fissare l'orizzonte oltre i fili spinati dei campi, mentre il fumo acre usciva dai camini e la morte cadeva addosso come la neve. 

Mi ricordo che una persona disse ad un'altra, vicina a lui: Qualcuno mi ha attaccato al cappotto un pezzetto di carta lucida come il metallo: è un triangolo... mi sono sentito perso... smarrito. Ho guardato intorno e altri, come te, avevano quel triangolino sul petto... poi ho visto quei triangoli specchianti sull'opera di Dami... Quando improvvisamente il Sindaco Moreno Seghi ruppe il silenzio per ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio, ricordandone anche i motivi storici che li avevano generati. Avvenimenti che fanno parte della nostra cultura, della nostra stessa vita. Ed è proprio per questo che eravamo lì per dare il nostro piccolo contributo: ricordare.

Il critico d'arte Silvia Barsi intitolò il suo intervento Triangol / Azione: gennaio, disse, è tempo di buoni propositi, tempo di rinnovamento. Giornata grigia, poco spazio, i soliti impegni, nessuno stimolo di rilievo. Poi avviene qualcosa di strano: una triangol / AZIONE, l'amico Simone Fagioli che mi invia il pensiero di un amico sul tema del triangolo ed ecco che siamo le tre punte della figura geometrica, quella spigolosa per eccellenza, quella dinamica, ma senza la rotondità circolare e benigna del cerchio. Sul tema doloroso della tragedia ebraica e della necessità della memoria Andrea Dami propone nella sua opera "Angoli di memoria" il triangolo. Il triangolo è il motivo-forza della sua azione: il triangolo che era marchio, segno distintivo evocativo di emarginazione, cucito sul bavero del diverso, dell'escluso, del condannato, dell'ebreo. Ma il triangolo, di per sé, è simbolo di attenzione, di allerta, magari di pericolo (si pensi alla segnaletica stradale), ma non è necessariamente negativo (nel triangolo sta inscritto anche l'occhio di Dio!), è simbolo del tre, con tutto il suo infinito portato di riferimenti. Così in questo grigio giorno di gennaio "Angoli di memoria" di Dami è una sofferta riflessione, che non si relega a statica commemorazione, ma che attiva triangol / azioni fra noi e lui, fra l'opera e gli altri, fra i passati e i futuri, tra i desideri e gli intenti. L'eliminazione del colore e la superficie riflettente sono un riferimento all'evento doloroso e alla nostra partecipazione al lutto e i suoi triangoli sono anche un invito a andare oltre, come lo è per me in questo momento: se tutti siamo portatori del triangolo della nostra individuale diversità, e soprattutto se ne abbiamo coscienza, il triangolo potrà tornare a vivere nella sua ricchezza simbolica, profonda e variegata, invito a una vigile presenza e non marchio di violenza e di oppressione. E per far questo non è neppure necessario scomodare l'occhio di Dio; basta il nostro, umano e perfettibile. A futura e presente memoria. Un augurio. Poi nella Sala Consiliare del Comune di San Marcello P/se abbiamo ascoltato le preziose testimonianze di Bianca Paganini, arrestata a 22 anni con l'accusa di aver aiutato i partigiani e deportata nel campo di Ravensbruck, vicino a Berlino, dove rimase fino al maggio 1945 e di Roberto Castellani che, a seguito di scioperi avvenuti nel pratese, fu arrestato e deportato nel campo di Ebensee, nei pressi di Mauthauser; venne liberato il 6 maggio 1945 dalle truppe statunitensi.


Angoli di memoria e oggi 27 gennaio. Milioni di morti: perché? per rinnovare il ricordo su quello che successe nei campi di sterminio nazisti e sulle cause che portarono, o che contribuirono, all'invenzione dei famigerati campi "K 7" dove le tecniche di annullamento psichico venivano usate scientificamente sui prigionieri, la cui colpa era di appartenere ad una religione diversa, o avere una posizione politica non in linea con quella imposta dal dittatore di turno e dai suoi infami (fedeli) servitori, dove il lavoro fra sevizie e stupri era disumano fino alla morte e gli esperimenti medici non avevano niente a che fare con il giuramento di Ippocrate; dove la violenza era fatta per il piacere della violenza. L'unica certezza era la morte lenta prima del forno crematorio.
Il 27 gennaio è il giorno stabilito per "ricordare" questa tragica pagina della storia, ma è importa non confondere questa data con le altre legate a tristi episodi, come furono le stragi compiute dai nazifascisti dopo l'8 settembre 1943, o quelle compiute da altri dittatori come Stalin, che rimane figura terribile come lo sono stati e lo sono ancora oggi tutti i dittatori, da condannare sempre senza se e senza ma. Ma la Shoah è un'altra cosa, i Gulag sovietici un'altra ancora, le nostre stragi in Toscana ancora una cosa diversa, come lo è quella che io conosco: la strage del Padule di Fucecchio, avvenuta il 24 agosto del 1944, con 175 morti in quella calda mattina d'estate.

Sono passati diversi anni da quell'evento a San Marcello P/se e i ricordi riaffiorano come quei puntuti triangoli metallici, quei gesti e quei comportamenti legati ovviamente all'arte: l'arte è vita, ha detto qualcuno, ed è anche la mia vita. Ecco, oggi, 27 gennaio. Milioni di morti: perché? (A.D.12608).
Voglio concludere con le parole che disse il Presidente della Regione Toscana Claudio Martini: La memoria deve essere rivolta al futuro, deve diventare esercizio attivo, ricordo vivo e ben inserito nel presente. Solo così potremo costruire per il mondo un futuro di pace.

A proposito dell'Olocausto suggerisco ulteriori letture: la storia di MAUS, un topo tra i gatti nazisti (il suo autore Art Spiegelman si è ispirato ai racconti del padre ebreo, sopravvissuto allo sterminio), oltre a i SOPRAVVISSUTI, volti di protagonisti italiani che uscirono vivi da quell'inferno di orrori nazisti, di S. Gosso, edizioni Alinari; TRACCE. RACCONTI INTORNO ALLA SHOAH, racconti di I. Fink, edizioni La Giuntina; IL CORAGGIO DI VIVERE, un racconto di vita di N. Fiano, editrice Monti; IL MIO CUORE FERITO. LETTERE DI UNA MADRE DALL'OLOCAUSTO, quasi una ricostruzione biografica di Lilli Jahn, raccontata da suo nipote Martin, edizioni Rizzoli; LA SPIRALE DELLA TIGRE, un'autobiografia romanzata di G. Limentani, Giano editore.

Per chi ama i film ritengo sia da vedere IL SEGRETO DI THOMAS, un thriller, una fiction di G. Battiato; interessante PARAGRAPH 175, l'articolo del Codice penale tedesco che condannò 15.000 gay allo sterminio, un documentario di J. Friedman e R. Epstein (premiato a Berlino nel 2000 con l'Orso d'oro), o ROSENSTRASSE, un evento del '43 di donne ebree che salvarono i loro mariti dalla deportazione, di M. von Trotta. Da non sottovalutare nemmeno un video che stanno realizzando 19 studenti del Liceo Tasso di Roma, il cui lavoro si basa sulla testimonianza di Liliana Segre, deportata a Auschwitz perché la Svizzera la rifiutò e la riconsegnò all'Italia; voglio segnalare anche il film-documentario "L'inverno all'improvviso - Memoria degli ebrei di Toscana negli anni del Fascismo" di M. Becattini e G.M. Rossi, sui processi di persecuzione messi in atto in Toscana a causa delle leggi speciali del 1938.
Infine ricordo che a Prato si può visitare il Museo della Deportazione.

 

 


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