Tre Colori:verde, bianco, rosso
TRE ARTISTI: LUCIANO BARALE, FILIPPO BASETTI, ANDREA DAMI
Mac,n di Monsummano Terme (Pistoia)
15 Gennaio > 27 Marzo 2011

Tre artisti per ricordare un periodo della nostra storia, iniziato quel lontano 17 marzo del 1861 quando il nuovo parlamento riunito a Torino proclamò il Regno d’Italia, che comprendeva tutta la penisola riunificata dopo oltre un millennio, ad esclusione delle Venezie, ancora austriache, e del Lazio rimasto, con Roma, al Pontefice.

Nel rileggere le prime pagine della nostra storia, non possiamo dimenticare il discorso di Cavour in cui parlò di “libera Chiesa in libero Stato”, il rigido accentramento amministrativo da una parte e l’inizio di politiche di grandi investimenti pubblici (ferrovie) dall’altra; il “brigantaggio”, che iniziò nel mezzogiorno, e la sanguinosa repressione operata dallo stato liberale; il governo della destra che doveva essere attento sia a Napoleone III, sia alle iniziative del Partito d’azione, per cui nel 1864 la capitale fu trasferita a Firenze, quale pegno della rinuncia all’annessione di Roma. Poi nel 1866 ci furono le sconfitte di Custoza e Lissa ma anche l’annessione del Veneto e pochi anni dopo (1870) la caduta di Napoleone III aprì la strada per Roma.
Insomma un percorso iniziato nel 1861 così ricco di avvenimenti che meriterebbero tutti di essere rievocati e che sono racchiusi nel tricolore, la nostra bandiera nazionale. E proprio i colori verde, bianco e rosso per i tre artisti: Luciano Barale, Filippo Basetti e Andrea Dami, che espongono le loro opere, le loro installazioni al Mac,n di Monsummano Terme, sono diventati i colori della loro “tavolozza” per fare una riflessione senza retorica sulla nostra storia.
Luciano Barale pone l’attenzione sull’“Equilibrio” delle forze che ci tengono uniti, ma che possono improvvisamente diventare negative. Questo viene sottolineato anche da Filippo Basetti con “Disgregare”, perché forse è già in atto un lavoro di frammentazione dei nostri “colori” attraverso una visione opportunistica, o semplicemente miope della nostra storia. Mentre alcune date storiche importanti sono diventate il “Diario (appunti)” di Andrea Dami.
I titoli di altre opere in mostra sono esplicativi: “Frammenti”, “Alba-Tramonto”, “Diritti-Doveri”, “Sigillo”, “Nazione”, “Unità”. Per questi lavori sono state usate varie tecniche espressive come il video, il collage, i pastelli a cera e materiali come il plexiglas, la ceramica e le plastiche colorate; alcune opere hanno dimensioni importanti per ricordare questo centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia: 1861 - 2011.



- Luciano Barale EQUILIBRIO -



- Filippo Basetti DISGREGARE -



- Filippo Basetti FRAMMENTI (part.) -



- Luciano Barale ALBA-TRAMONTO (part.) -



- Luciano Barale SIGILLO (part.) -


- Andrea Dami NAZIONE -



- Filippo Basetti UNITA’ (part.) -

Il Presidente della Repubblica ha dato il via alle celebrazioni a Reggio Emilia, dove nacque la nostra bandiera ai tempi della Repubblica Cisalpina. Purtroppo in questo giorno di festa qualche politico, protetto dal suo ruolo istituzionale, ha contestato i festeggiamenti e anche il nostro “tricolore” che simbolicamente ci rappresenta tutti, come recita l’Art. 12 della Costituzione italiana.


Dice l’Assessore alla Cultura di Monsummano Terme Barbara Dalla Salda: «Come è ben specificato anche nel titolo della mostra, i tre colori della nostra bandiera sono il filo conduttore, la linea di riflessione sull’oggi, non come affermazione individualistica, ma come riconoscimento della propria storia, del percorso sociale e civile che sfociò, dopo una lotta dura e violenta, nella libertà, dalla quale nascerà la “carta” a cui tutti dobbiamo rispetto: la Costituzione».     Questa fu firmata da Enrico de Nicola, controfirmata da Umberto Terracini e Alcide de Gasperi il 22 dicembre 1947 e oggi, dopo sessantatre anni (è entrata in vigore nel 1948), era importante ricordarla perché è il fondamento della nostra Repubblica. Io l’ho fatto con la mia opera di legno e di specchi: “Diritti-Doveri” attraverso i numeri di alcuni suoi articoli come l’art. 1: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e la sovranità appartiene al popolo; l’art. 2: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale; l’art. 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, ed è anche un compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini; l’art. 9: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione; l’art. 33: l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.



- Andrea Dami DIRITTI-DOVERI -

Le opere in mostra al Mac,n non appartengono a un movimento, o a un nuovo manifesto artistico, ma vogliono essere, con i loro tre colori nazionali, dei piccoli segnali che si ergono da un terreno fertile e antico come il nostro, per continuare, nel caso si fosse interrotto, il dialogo sul concetto di Repubblica e di Nazione.
E’ grazie alla sensibilità e alla disponibilità dell’Amministrazione comunale di Monsummano, del Sindaco Vanni, insieme all’Assessore Dalla Salda, al direttore della Biblioteca Vannini e al responsabile del Museo Giori, che si sono potute concretizzare le opere visuali che occupano in parte le stanze e le pareti della villa Martini, per cui possiamo dire che la “promozione” prevista dall’art. 9 (della Costituzione) è stata realizzata proprio in un momento di forti “tagli” (imposti dalla finanziaria), ma purtroppo sappiamo che una rondine non fa primavera, come dice l’antico proverbio. Ecco perché spero che un battito d’ali della “farfalla” del meteorologo Edward Lorenz (considerato il padre della teoria del caos), insieme alla mia Liù, di carta, possa provocare non un cataclisma, ma un’ulteriore riflessione sull’importanza di quell’art. 9 che ci dice di “coltivare”, giorno dopo giorno, questo nostro “terreno” culturale per poter raccogliere i frutti per noi e per gli altri.


Nella mia opera “Diario (appunti)”, realizzata con tecniche e materiali che appartengono all’oggi, una serie di date e di fatti accaduti scorrono dentro i colori della nostra bandiera strappata, “ferita” più volte nel corso di questi 150 anni di storia, perché la nostra storia è fatta anche di episodi tragici come le guerre, le stragi, gli attentati.
L’altro lavoro, “Nazione”, è un collage di farfalle di carta su carta; la E finale di “nazione” non è finita, perché non so se continuerà a ricevere contributi da parte di tutti, oppure se si sta disgregando a causa dei nostri comportamenti. Ma l’aspetto positivo di “Nazione” è dato dalla O e dalla N che sono più in alto rispetto alle altre, perché ON, in una lingua ormai divenuta commercialmente internazionale, vuol dire “su”, “acceso”, quindi è un segno di “apertura” anche verso l’esterno.
La parola Nazione è fatta esclusivamente di farfalle, perché la farfalla rappresenta molti concetti: da simbolo di rinascita, di metamorfosi (trasformazione da bruco a farfalla) a indicatore ecologico. Secondo la teoria del caos le farfalle Liù sono anche un monito perché ogni nostro “movimento” irrazionale, o antidemocratico può provocare una “tempesta” in luoghi lontani da noi, ma anche viceversa.
Molti sono gli artisti che hanno usato le farfalle nei loro lavori, alcuni soltanto per il loro aspetto estetico-decorativo. L’ultimo, in ordine di tempo, o meglio gli ultimi artisti del 2010 sono stati due olandesi che al Macro di Roma hanno realizzato la loro “casa” delle farfalle, che mi ricorda la “serra” per farfalle di Collodi (Pescia), nel giardino di Villa Garzoni; ma questa nuova “casa” è stata premiata dall’Enel, che ha usato ancora le farfalle nei suoi manifesti pubblicitari con lo slogan che si rifà a Lorens: “l’energia di un battito può smuovere il mondo”. E a proposito di Mondo, penso a quello che è successo a Cancun (Mexico), a 40 chilometri dalla città dove si è svolta, protetta da minacciosi posti di blocco, la conferenza Onu sul clima. Sono arrivati dall’Africa i Masai che non trovano più pascolo per le loro greggi e neppure le erbe per le loro medicine; dall’Amazzonia gli Yanomami che lottano contro l’assalto dei minatori e la siccità delle loro terre; altri dalle Ande, come dall’Himalaya, perché vedono assottigliarsi i ghiacciai da cui dipendono il loro cibo, ma anche le loro divinità. Tutti assieme si sono messi in marcia per portare al tavolo dei Grandi la voce di chi nella battaglia contro il caos climatico si gioca tutto: la sua vita e quella della sua comunità, il pranzo di oggi e quello dei nipoti.



- Andrea Dami DIARIO (APPUNTI) -



- Andrea Dami NAZIONE (part.) -

Arte è cultura e la parola cultura dovrebbe essere in cima all’ideale piramide dei valori di una società civile e repubblicana come la nostra. Quindi praticando e parlando d’arte è inevitabile fare riferimento alla cultura, per cui, per stimolare un’ ulteriore riflessione, voglio citare alcune frasi del premio Nobel per la letteratura 2010, Vargas Liosa (peruviano, democratico e liberale): “Credevamo che, con la caduta degli imperi totalitari, la convivenza, la pace, il pluralismo, i diritti umani si sarebbero imposti e il mondo avrebbe lasciato dietro di sé gli olocausti, i genocidi, le invasioni e le guerre di sterminio. Tutto questo non è avvenuto. Proliferano nuove forme di barbarie attizzate dal fanatismo (…)”. E ancora: “Non dobbiamo lasciarci intimidire da quelli che vorrebbero toglierci la libertà che abbiamo conquistato nella lunga avventura della civilizzazione. Difendiamo la democrazia (…) che, con tutti i suoi limiti, continua a rappresentare il pluralismo politico, la convivenza, la tolleranza, i diritti umani, il rispetto della critica, la legalità, le elezioni libere, l’alternanza al potere, tutto ciò che ci ha strappato alla vita selvaggia e ci ha avvicinato - anche se non riusciremo mai a raggiungerla - alla vita bella e perfetta che la letteratura crea (…)” e io aggiungo: la musica e l’arte.
“È deplorevole che i governi democratici, invece di dare l’esempio solidarizzando con coloro che affrontano con coraggio le dittature che subiscono, come le Damas de Blanco a Cuba, l’opposizione venezuelana, o Aung San Suu Kyi e Liu Xiaobo, spesso si mostrino compiacenti non con loro, ma con i loro carnefici. Quei coraggiosi, mentre lottano per la propria libertà, lottano anche per la nostra”.
Poiché la pace è legata alla libertà nella villa monsummanese Renatico-Martini ho fatto posare la mia farfalla Liù su una sedia, proprio per evocare quella sedia vuota che fu riservata a Liu Xiaobo (e per ricordare anche Liu Xia, rinchiusa ai domiciliari dall’8 ottobre, un’ora dopo l’annuncio del Nobel per la pace 2010 assegnato a suo marito).
In quel lontano venerdi 10 dicembre, alla consegna del Nobel per la Pace, l’attrice Liv Ullmann lesse lo scritto di Liu Xiaobo1: “(…) L’odio può corrompere l’intelligenza e la coscienza di un individuo. La mentalità del nemico può avvelenare lo spirito di una nazione, istigare contese feroci e mortali, distruggere la tolleranza e l’umanità di una società e ostacolare il progresso di una nazione verso la libertà e la democrazia. (…)”


La mia opera Diritti-Doveri è un reticolo quadrangolare di specchi che evocano contenitori nei quali sono depositati gli Articoli della nostra Costituzione e nel guardare la semplice dicitura si può vedere anche la nostra immagine riflessa, perché noi, uomini di questa nazione, dipendiamo da quegli “articoli” in quanto la Costituzione “è la legge suprema che stabilisce gli organi fondamentali dello stato, l’esercizio dei poteri a ciascuno di essi affidato, le garanzie intese a impedire lo sconfinamento di un potere a danno di altri, i fini e i principi essenziali dello stato, i suoi rapporti con i cittadini, gli invalicabili limiti a tutela della libertà dei singoli”2.
La nostra carta lunga prevede anche una diversità di grado fra le norme giuridiche: quelle istituzionali e quelle ordinarie, e le prime non possono essere modificate o contraddette dalle seconde. Certamente è anche possibile rivedere la nostra Costituzione, ma solo mediante le così dette leggi costituzionali, che richiedono particolari procedure e maggioranze, perché la carta contiene non soltanto “affermazioni di principio, ma anche impegni programmatici per una trasformazione della società in senso democratico e che colloca accanto ai tradizionali diritti di libertà tutti i beni che costituiscono la libertà di fatto, senza i quali l’uomo non è veramente libero”.
Spero che l’opera Diritti-doveri possa accendere un’ulteriore “riflessione” sul contenuto degli Articoli. Pensando al 21, dove si legge: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo d’informazione, mi tornano alla mente le manifestazioni di piazza tenute da giovani studenti a Roma (nel 2010) e anche alcuni versi del 1848 scritti dal poeta Giuseppe Giusti:“Che i più tirano i meno è verità, posto che sia nei più senno e virtù; ma i meno tirano i più, se i più trattengono inerzia o asinità” . Purtroppo i mezzi d’informazione hanno descritto quella manifestazione studentesca del dicembre 2010, a Roma, mettendo in secondo piano i giovani, “i più” che reclamavano il diritto allo studio a favore di quei pochi che hanno “tirato”, provocando feriti e danni alle cose anche questa volta. Un modo per oscurare o mettere in cattiva luce un diritto? Condivido quanto ha scritto Curzio Maltese “Ora, se in questo Stato la nostra meglio gioventù scende in piazza e ci costringe a parlare di argomenti seri, bisogna far festa. (…) Qualche volta esagerano, d’accordo. Ma esagerano meno della polizia e molto meno di quanto abbiano esagerato con loro le generazioni passate3”.



- Andrea Dami DIRITTI-DOVERI (part.) -

Tornando alle opere, i colori che uso, insieme ai materiali plastici o fragili come la carta, o forti come il sonoro ferro (sculture sonore si possono vedere nella Torre Nord del Castello villa Smilea di Montale) sono una parte del complesso sistema della comunicazione non verbale che, insieme alla parola, serve a “trasformare i ricordi di uno in una memoria per tutti”, come ha detto anche Michela Murgia4. E questo porta dall’interno del Mac,n all’interno degli altri musei che sono la nostra “banca”, quella culturale.
Quindi “Tre colori, tre artisti” è un’operazione culturale che vuole portare in superficie la parte migliore di ognuno di noi e indicare “un modo diverso di concepire e di voler vivere la vita”, per usare le parole di Eugenio Scalfari in un’intervista di Denise Pardo5, che ci ricorda che in tre anni, “dal 1944 al 1948, da un’Italia che era convintamene fascista si passò a un’Italia che fu convintamene democratica”. Certo ci fu di mezzo un trauma spaventoso che oggi, per fortuna, non c’è, ma quel breve tempo storico ci dice che è possibile migliorare, cambiare per uscire da momenti bui, come quelli segnati dagli strappi neri nei tre colori della mia opera “Diario (appunti)”, se la fraternità verrà intesa anche come ospitalità e l’eguaglianza sarà legata alla libertà.


Viva Liù.
andrea da(mi) pistoia


All’interno della mostra
Tre colori: verde, bianco, rosso
Tre artisti: Luciano Barale, Filippo Basetti, Andrea Dami
al Mac,n, nella Villa Renatico Martini di Monsummano Terme,
Roberto Agnoletti, partendo dai tre colori della bandiera, evocati nelle opere d’arte che vogliono legare il passato con l’oggi, (il 4 febbraio) rileggerà il “diario” culturale che hanno scritto con il linguaggio visuale gli artisti nei centocinquanta anni, dal 2011 al 1861.
Si aggiungeranno due interessanti “letture” delle pagine di storia locale: il soggiorno di “Garibaldi nella città termale” a cura di Giampaolo Perugi (il 18 febbraio), e “Perché i tedeschi in Padule” (tornando indietro nel tempo) da parte di Andrea Ottanelli (il 18 marzo) per un’ ulteriore riflessione utile anche ad un approfondimento didattico.



- Andrea Dami RISERVATO -


1) Liu Xiaobo professore all’Università e scrittore di libri e articoli. Dopo il 4 giugno 1989 fu messo in prigione con l’accusa di “propaganda controrivoluzionaria e istigazione”, perché tornato dagli Stati Uniti per prendere parte al movimento di protesta. Nel 2009 venne condannato a 11 anni di carcere
2 )Enciclopedia europea, Garzanti
3) Contromano (del 17) Venerdi di Repubblica
4) Michela Murgia, “Ci resta però il dono solo umano di usare la parola per trasformare ancora una volta i ricordi di uno in memoria per tutti”, L’espresso, 29 dicembre 2010.
5) Agenda 2011 - l’Italia / L’espresso 6/1/11:
è “un’operazione culturale prima che politica” (ha detto Eugenio Scalfari i un’intervista di Denise Pardo3). “Far emergere la parte migliore del Paese attraverso governi che abbiano questa intenzione, attraverso i libri, la scuola e un modo diverso di concepire e di voler vivere la vita”.
“Dal 1944 al 1948, in tre anni si capovolse il paradigma. Da un’Italia che era convintamene fascista si passò a un’Italia che fu convintamene democratica, ma ci fu di mezzo un trauma spaventoso che qui per fortuna non c’è”.




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