Tre artisti per
ricordare un periodo della nostra storia, iniziato quel lontano 17
marzo del 1861 quando il nuovo parlamento riunito a Torino
proclamò il Regno d’Italia, che comprendeva tutta la
penisola riunificata dopo oltre un millennio, ad esclusione delle
Venezie, ancora austriache, e del Lazio rimasto, con Roma, al Pontefice.
Nel rileggere le prime pagine della nostra storia, non possiamo
dimenticare il discorso di Cavour in cui parlò di “libera
Chiesa in libero Stato”, il rigido accentramento amministrativo
da una parte e l’inizio di politiche di grandi investimenti
pubblici (ferrovie) dall’altra; il “brigantaggio”,
che iniziò nel mezzogiorno, e la sanguinosa repressione operata
dallo stato liberale; il governo della destra che doveva essere attento
sia a Napoleone III, sia alle iniziative del Partito d’azione,
per cui nel 1864 la capitale fu trasferita a Firenze, quale pegno della
rinuncia all’annessione di Roma. Poi nel 1866 ci furono le
sconfitte di Custoza e Lissa ma anche l’annessione del Veneto e
pochi anni dopo (1870) la caduta di Napoleone III aprì la strada
per Roma.
Insomma un percorso iniziato nel 1861 così ricco di avvenimenti
che meriterebbero tutti di essere rievocati e che sono racchiusi nel
tricolore, la nostra bandiera nazionale. E proprio i colori verde,
bianco e rosso per i tre artisti: Luciano Barale, Filippo Basetti e
Andrea Dami, che espongono le loro opere, le loro installazioni al
Mac,n di Monsummano Terme, sono diventati i colori della loro
“tavolozza” per fare una riflessione senza retorica sulla
nostra storia.
Luciano Barale pone l’attenzione
sull’“Equilibrio” delle forze che ci tengono uniti,
ma che possono improvvisamente diventare negative. Questo viene
sottolineato anche da Filippo Basetti con “Disgregare”,
perché forse è già in atto un lavoro di
frammentazione dei nostri “colori” attraverso una visione
opportunistica, o semplicemente miope della nostra storia. Mentre
alcune date storiche importanti sono diventate il “Diario
(appunti)” di Andrea Dami.
I titoli di altre opere in mostra sono esplicativi:
“Frammenti”, “Alba-Tramonto”,
“Diritti-Doveri”, “Sigillo”,
“Nazione”, “Unità”. Per questi lavori
sono state usate varie tecniche espressive come il video, il collage, i
pastelli a cera e materiali come il plexiglas, la ceramica e le
plastiche colorate; alcune opere hanno dimensioni importanti per
ricordare questo centocinquantesimo anniversario
dell’Unità d’Italia: 1861 - 2011.
- Luciano Barale EQUILIBRIO -
- Filippo Basetti DISGREGARE -
- Filippo Basetti FRAMMENTI (part.) -
- Luciano Barale ALBA-TRAMONTO (part.) -
- Luciano Barale SIGILLO (part.) -
- Andrea Dami NAZIONE -
- Filippo Basetti UNITA’ (part.) -
Il Presidente della Repubblica ha dato il via alle celebrazioni a
Reggio Emilia, dove nacque la nostra bandiera ai tempi della Repubblica
Cisalpina. Purtroppo in questo giorno di festa qualche politico,
protetto dal suo ruolo istituzionale, ha contestato i festeggiamenti e
anche il nostro “tricolore” che simbolicamente ci
rappresenta tutti, come recita l’Art. 12 della Costituzione
italiana.
Dice l’Assessore alla Cultura di Monsummano Terme Barbara Dalla
Salda: «Come è ben specificato anche nel titolo della
mostra, i tre colori della nostra bandiera sono il filo conduttore, la
linea di riflessione sull’oggi, non come affermazione
individualistica, ma come riconoscimento della propria storia, del
percorso sociale e civile che sfociò, dopo una lotta dura e
violenta, nella libertà, dalla quale nascerà la
“carta” a cui tutti dobbiamo rispetto: la
Costituzione». Questa fu firmata da Enrico de
Nicola, controfirmata da Umberto Terracini e Alcide de Gasperi il 22
dicembre 1947 e oggi, dopo sessantatre anni (è entrata in vigore
nel 1948), era importante ricordarla perché è il
fondamento della nostra Repubblica. Io l’ho fatto con la mia
opera di legno e di specchi: “Diritti-Doveri” attraverso i
numeri di alcuni suoi articoli come l’art. 1: l’Italia
è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e la
sovranità appartiene al popolo; l’art. 2: la Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede
l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica economica e sociale; l’art. 3: tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali, ed è anche un
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini; l’art. 9: la Repubblica promuove lo sviluppo della
cultura e la ricerca scientifica e tecnica e tutela il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico della Nazione; l’art. 33:
l’arte e la scienza sono libere e libero ne è
l’insegnamento.
- Andrea Dami DIRITTI-DOVERI -
Le opere in mostra al Mac,n non appartengono a un movimento, o a un
nuovo manifesto artistico, ma vogliono essere, con i loro tre colori
nazionali, dei piccoli segnali che si ergono da un terreno fertile e
antico come il nostro, per continuare, nel caso si fosse interrotto, il
dialogo sul concetto di Repubblica e di Nazione.
E’ grazie alla sensibilità e alla disponibilità
dell’Amministrazione comunale di Monsummano, del Sindaco Vanni,
insieme all’Assessore Dalla Salda, al direttore della Biblioteca
Vannini e al responsabile del Museo Giori, che si sono potute
concretizzare le opere visuali che occupano in parte le stanze e le
pareti della villa Martini, per cui possiamo dire che la
“promozione” prevista dall’art. 9 (della
Costituzione) è stata realizzata proprio in un momento di forti
“tagli” (imposti dalla finanziaria), ma purtroppo sappiamo
che una rondine non fa primavera, come dice l’antico proverbio.
Ecco perché spero che un battito d’ali della
“farfalla” del meteorologo Edward Lorenz (considerato il
padre della teoria del caos), insieme alla mia Liù, di carta,
possa provocare non un cataclisma, ma un’ulteriore riflessione
sull’importanza di quell’art. 9 che ci dice di
“coltivare”, giorno dopo giorno, questo nostro
“terreno” culturale per poter raccogliere i frutti per noi
e per gli altri.
Nella mia opera “Diario (appunti)”, realizzata con tecniche
e materiali che appartengono all’oggi, una serie di date e di
fatti accaduti scorrono dentro i colori della nostra bandiera
strappata, “ferita” più volte nel corso di questi
150 anni di storia, perché la nostra storia è fatta anche
di episodi tragici come le guerre, le stragi, gli attentati.
L’altro lavoro, “Nazione”, è un collage di
farfalle di carta su carta; la E finale di “nazione” non
è finita, perché non so se continuerà a ricevere
contributi da parte di tutti, oppure se si sta disgregando a causa dei
nostri comportamenti. Ma l’aspetto positivo di
“Nazione” è dato dalla O e dalla N che sono
più in alto rispetto alle altre, perché ON, in una lingua
ormai divenuta commercialmente internazionale, vuol dire
“su”, “acceso”, quindi è un segno di
“apertura” anche verso l’esterno.
La parola Nazione è fatta esclusivamente di farfalle,
perché la farfalla rappresenta molti concetti: da simbolo di
rinascita, di metamorfosi (trasformazione da bruco a farfalla) a
indicatore ecologico. Secondo la teoria del caos le farfalle Liù
sono anche un monito perché ogni nostro “movimento”
irrazionale, o antidemocratico può provocare una
“tempesta” in luoghi lontani da noi, ma anche viceversa.
Molti sono gli artisti che hanno usato le farfalle nei loro lavori,
alcuni soltanto per il loro aspetto estetico-decorativo.
L’ultimo, in ordine di tempo, o meglio gli ultimi artisti del
2010 sono stati due olandesi che al Macro di Roma hanno realizzato la
loro “casa” delle farfalle, che mi ricorda la
“serra” per farfalle di Collodi (Pescia), nel giardino di
Villa Garzoni; ma questa nuova “casa” è stata
premiata dall’Enel, che ha usato ancora le farfalle nei suoi
manifesti pubblicitari con lo slogan che si rifà a Lorens:
“l’energia di un battito può smuovere il
mondo”. E a proposito di Mondo, penso a quello che è
successo a Cancun (Mexico), a 40 chilometri dalla città dove si
è svolta, protetta da minacciosi posti di blocco, la conferenza
Onu sul clima. Sono arrivati dall’Africa i Masai che non trovano
più pascolo per le loro greggi e neppure le erbe per le loro
medicine; dall’Amazzonia gli Yanomami che lottano contro
l’assalto dei minatori e la siccità delle loro terre;
altri dalle Ande, come dall’Himalaya, perché vedono
assottigliarsi i ghiacciai da cui dipendono il loro cibo, ma anche le
loro divinità. Tutti assieme si sono messi in marcia per portare
al tavolo dei Grandi la voce di chi nella battaglia contro il caos
climatico si gioca tutto: la sua vita e quella della sua
comunità, il pranzo di oggi e quello dei nipoti.
- Andrea Dami DIARIO (APPUNTI) -
- Andrea Dami NAZIONE (part.) -
Arte è cultura e la parola cultura dovrebbe essere in cima
all’ideale piramide dei valori di una società civile e
repubblicana come la nostra. Quindi praticando e parlando d’arte
è inevitabile fare riferimento alla cultura, per cui, per
stimolare un’ ulteriore riflessione, voglio citare alcune frasi
del premio Nobel per la letteratura 2010, Vargas Liosa (peruviano,
democratico e liberale): “Credevamo che, con la caduta degli
imperi totalitari, la convivenza, la pace, il pluralismo, i diritti
umani si sarebbero imposti e il mondo avrebbe lasciato dietro di
sé gli olocausti, i genocidi, le invasioni e le guerre di
sterminio. Tutto questo non è avvenuto. Proliferano nuove forme
di barbarie attizzate dal fanatismo (…)”. E ancora:
“Non dobbiamo lasciarci intimidire da quelli che vorrebbero
toglierci la libertà che abbiamo conquistato nella lunga
avventura della civilizzazione. Difendiamo la democrazia (…)
che, con tutti i suoi limiti, continua a rappresentare il pluralismo
politico, la convivenza, la tolleranza, i diritti umani, il rispetto
della critica, la legalità, le elezioni libere,
l’alternanza al potere, tutto ciò che ci ha strappato alla
vita selvaggia e ci ha avvicinato - anche se non riusciremo mai a
raggiungerla - alla vita bella e perfetta che la letteratura crea
(…)” e io aggiungo: la musica e l’arte.
“È deplorevole che i governi democratici, invece di dare
l’esempio solidarizzando con coloro che affrontano con coraggio
le dittature che subiscono, come le Damas de Blanco a Cuba,
l’opposizione venezuelana, o Aung San Suu Kyi e Liu Xiaobo,
spesso si mostrino compiacenti non con loro, ma con i loro carnefici.
Quei coraggiosi, mentre lottano per la propria libertà, lottano
anche per la nostra”.
Poiché la pace è legata alla libertà nella villa
monsummanese Renatico-Martini ho fatto posare la mia farfalla
Liù su una sedia, proprio per evocare quella sedia vuota che fu
riservata a Liu Xiaobo (e per ricordare anche Liu Xia, rinchiusa ai
domiciliari dall’8 ottobre, un’ora dopo l’annuncio
del Nobel per la pace 2010 assegnato a suo marito).
In quel lontano venerdi 10 dicembre, alla consegna del Nobel per la
Pace, l’attrice Liv Ullmann lesse lo scritto di Liu Xiaobo1:
“(…) L’odio può corrompere
l’intelligenza e la coscienza di un individuo. La
mentalità del nemico può avvelenare lo spirito di una
nazione, istigare contese feroci e mortali, distruggere la tolleranza e
l’umanità di una società e ostacolare il progresso
di una nazione verso la libertà e la democrazia.
(…)”
La mia opera Diritti-Doveri è un reticolo quadrangolare di
specchi che evocano contenitori nei quali sono depositati gli Articoli
della nostra Costituzione e nel guardare la semplice dicitura si
può vedere anche la nostra immagine riflessa, perché noi,
uomini di questa nazione, dipendiamo da quegli “articoli”
in quanto la Costituzione “è la legge suprema che
stabilisce gli organi fondamentali dello stato, l’esercizio dei
poteri a ciascuno di essi affidato, le garanzie intese a impedire lo
sconfinamento di un potere a danno di altri, i fini e i principi
essenziali dello stato, i suoi rapporti con i cittadini, gli
invalicabili limiti a tutela della libertà dei singoli”2.
La nostra carta lunga prevede anche una diversità di grado fra
le norme giuridiche: quelle istituzionali e quelle ordinarie, e le
prime non possono essere modificate o contraddette dalle seconde.
Certamente è anche possibile rivedere la nostra Costituzione, ma
solo mediante le così dette leggi costituzionali, che richiedono
particolari procedure e maggioranze, perché la carta contiene
non soltanto “affermazioni di principio, ma anche impegni
programmatici per una trasformazione della società in senso
democratico e che colloca accanto ai tradizionali diritti di
libertà tutti i beni che costituiscono la libertà di
fatto, senza i quali l’uomo non è veramente libero”.
Spero che l’opera Diritti-doveri possa accendere
un’ulteriore “riflessione” sul contenuto degli
Articoli. Pensando al 21, dove si legge: tutti hanno diritto di
manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e
ogni altro mezzo d’informazione, mi tornano alla mente le
manifestazioni di piazza tenute da giovani studenti a Roma (nel 2010) e
anche alcuni versi del 1848 scritti dal poeta Giuseppe
Giusti:“Che i più tirano i meno è verità,
posto che sia nei più senno e virtù; ma i meno tirano i
più, se i più trattengono inerzia o asinità”
. Purtroppo i mezzi d’informazione hanno descritto quella
manifestazione studentesca del dicembre 2010, a Roma, mettendo in
secondo piano i giovani, “i più” che reclamavano il
diritto allo studio a favore di quei pochi che hanno
“tirato”, provocando feriti e danni alle cose anche questa
volta. Un modo per oscurare o mettere in cattiva luce un diritto?
Condivido quanto ha scritto Curzio Maltese “Ora, se in questo
Stato la nostra meglio gioventù scende in piazza e ci costringe
a parlare di argomenti seri, bisogna far festa. (…) Qualche
volta esagerano, d’accordo. Ma esagerano meno della polizia e
molto meno di quanto abbiano esagerato con loro le generazioni
passate3”.
- Andrea Dami DIRITTI-DOVERI (part.) -
Tornando alle opere, i colori che uso, insieme ai materiali plastici o
fragili come la carta, o forti come il sonoro ferro (sculture sonore si
possono vedere nella Torre Nord del Castello villa Smilea di Montale)
sono una parte del complesso sistema della comunicazione non verbale
che, insieme alla parola, serve a “trasformare i ricordi di uno
in una memoria per tutti”, come ha detto anche Michela Murgia4. E
questo porta dall’interno del Mac,n all’interno degli altri
musei che sono la nostra “banca”, quella culturale.
Quindi “Tre colori, tre artisti” è
un’operazione culturale che vuole portare in superficie la parte
migliore di ognuno di noi e indicare “un modo diverso di
concepire e di voler vivere la vita”, per usare le parole di
Eugenio Scalfari in un’intervista di Denise Pardo5, che ci
ricorda che in tre anni, “dal 1944 al 1948, da un’Italia
che era convintamene fascista si passò a un’Italia che fu
convintamene democratica”. Certo ci fu di mezzo un trauma
spaventoso che oggi, per fortuna, non c’è, ma quel breve
tempo storico ci dice che è possibile migliorare, cambiare per
uscire da momenti bui, come quelli segnati dagli strappi neri nei tre
colori della mia opera “Diario (appunti)”, se la
fraternità verrà intesa anche come ospitalità e
l’eguaglianza sarà legata alla libertà.
Viva Liù.
andrea da(mi) pistoia
All’interno della mostra
Tre colori: verde, bianco, rosso
Tre artisti: Luciano Barale, Filippo Basetti, Andrea Dami
al Mac,n, nella Villa Renatico Martini di Monsummano Terme,
Roberto Agnoletti, partendo dai tre colori della bandiera, evocati
nelle opere d’arte che vogliono legare il passato con
l’oggi, (il 4 febbraio) rileggerà il “diario”
culturale che hanno scritto con il linguaggio visuale gli artisti nei
centocinquanta anni, dal 2011 al 1861.
Si aggiungeranno due interessanti “letture” delle pagine di
storia locale: il soggiorno di “Garibaldi nella città
termale” a cura di Giampaolo Perugi (il 18 febbraio), e
“Perché i tedeschi in Padule” (tornando indietro nel
tempo) da parte di Andrea Ottanelli (il 18 marzo) per un’
ulteriore riflessione utile anche ad un approfondimento didattico.
- Andrea Dami RISERVATO -
1) Liu Xiaobo professore all’Università e scrittore di
libri e articoli. Dopo il 4 giugno 1989 fu messo in prigione con
l’accusa di “propaganda controrivoluzionaria e
istigazione”, perché tornato dagli Stati Uniti per
prendere parte al movimento di protesta. Nel 2009 venne condannato a 11
anni di carcere
2 )Enciclopedia europea, Garzanti
3) Contromano (del 17) Venerdi di Repubblica
4) Michela Murgia, “Ci resta però il dono solo umano di
usare la parola per trasformare ancora una volta i ricordi di uno in
memoria per tutti”, L’espresso, 29 dicembre 2010.
5) Agenda 2011 - l’Italia / L’espresso 6/1/11:
è “un’operazione culturale prima che politica”
(ha detto Eugenio Scalfari i un’intervista di Denise Pardo3).
“Far emergere la parte migliore del Paese attraverso governi che
abbiano questa intenzione, attraverso i libri, la scuola e un modo
diverso di concepire e di voler vivere la vita”.
“Dal 1944 al 1948, in tre anni si capovolse il paradigma. Da
un’Italia che era convintamene fascista si passò a
un’Italia che fu convintamene democratica, ma ci fu di mezzo un
trauma spaventoso che qui per fortuna non c’è”.
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